Il M5s si prende il Campidoglio

Dopo mesi di commissariamento Roma ha un sindaco, al termine di una tornata elettorale segnata da un ruolo sempre più crescente dell’astensionismo e della frammentazione dei blocchi politici, dove la Raggi, candidata del M5S, diventerà sindaco con 450.000 voti (35%) al primo turno, la metà dei voti presi in tornate precedenti (vedi Rutelli e Veltroni). Per intenderci in quasi tutte le precedenti tornare elettorali con l’elezione diretta non sarebbe arrivata neanche al ballottaggio. A questo si aggiunge che il vero collante della relativamente grande massa di voti raccolti dal M5s è caratterizzato più dall’essere contro il neo liberismo a marca Pd che da una costellazione di valori con una sua identità propria. Punto che non è di per sè negativo (testimoniando la capacità di saper “usare” una formazione elettorale contro il nemico che tutti gli strati popolari percepiscono come tale) , ma che aprirà necessariamente a delle divaricazioni di questo elettorato in futuro.

L’istantanea che ci riporta questa votazione è un’importante calo di consensi del Partito Democratico a Roma come a livello nazionale, atteso nella capitale dopo i vari scandali legati all’inchiesta “Mafia Capitale”. Il PD e Sel anche al ballottaggio riescono a prendere più voti del Movimento 5 stelle e della destra soltanto al centro storico e ai Parioli, riconfermando come la “sinistra” più o meno moderata sia espressione delle fasce di popolazione più istruita e con redditi più alti, e vista sempre più come nemica da chi storicamente dovrebbe essere il suo referente politico. Questo dato è uno degli elementi positivi da rilevare e da provare ad interpretare come possibilità di attacco a Renzi e al PD, anche in vista del prossimo referendum in autunno.

Virginia Raggi ha conquistato il Campidoglio, sfruttando principalmente la voglia di “novità” dei cittadini romani dopo le ultime due giunte (Marino e Alemanno). In tutta Italia prende spazio l’ipotesi del Movimento 5 stelle, che nella sua ambiguità di fondo fra il rappresentare un’alternativa alla partitocrazia e il volersi accreditare come forza di governo affidabile si esponi su diverse questioni, romane e non, difficilmente compatibili con l’attuale gestione della crisi.

Nodi come il debito, la privatizzazione delle municipalizzate, le Olimpiadi e la questione dei migranti e dei campi rom porteranno a stretto giro chi governerà questa città a dover fare delle scelte importanti, dove un eventuale asimmetria fra le scelte a livello locale e la volontà del governo Renzi potrebbero aprire degli spazi di possibilità a livello politico. Inoltre sarà nostro compito esasperare le promesse di fattività e risoluzione dei problemi nei quartieri che il 5 stelle ha raccontato durante la campagna elettorale, e che siamo sicuri avrà difficoltà a portare a termine.

112452984-b8d80b4f-cd2b-439b-8d01-9a49b4a478c3Una cosa è certa, per noi devono finire gli alibi che hanno giustificato una stagione di movimento a livello romano fatta più di strategie poco entusiasmanti di difesa di quel poco che rappresenta oggi “il movimento” che di prospettive di lotta in avanti. Queste elezioni ci restituiscono l’idea sempre più chiara che a Roma gli spazi lasciati aperti dalla politica sono tanti, anche nuovi, inediti e difficili da intercettare, capendo linguaggi e forme, ma con coraggio e determinazione sta a noi andarli a cercare ed abitarli. E intendiamoci, per noi non si tratta di cogestire pezzi di città con amministrazioni illuminate, o sperare che la “nostra gente” riesca a strappare condizioni di vita migliori grazie ad una redistribuzione di risorse e posti di lavoro, ma acuire le contraddizioni che in questi minuti stanno portando a Roma come a Torino a governare il 5 stelle e a Napoli la riconferma di De Magistris.

Infine ricordiamo che la campagna elettorale che ha preceduto queste elezioni è stata completamente costruita ad uso e consumo dei mezzi di informazione, dove le proposte di nuove forme di partecipazione politica non sono andate oltre i gruppi di Retake e le apparizioni scortate dalla polizia dei vari candidati sindaco. Nonostante dal PD fino all’estrema destra il livello del dibattito politico non andasse oltre le buche per strada e il “degrado”, individuati come i problemi cari alla pancia di chi vive la capitale, non ci troviamo di fronte ad una stagione di grande partecipazione politica, anzi il dato dell’astensione rimane un elemento importante da evidenziare. Su quanto si saprà mobilitare quella insoddisfazione per la crisi che non trova risposta neanche nel M5s e dorme in quasi metà dell’elettorato romano, si giocano le future prospettive di opposizione nella città

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