LO SCEMPIO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA. L’esempio di Sociologia.

Pubblichiamo un contributo del CAOSS collettivo autorganizzato sociologia e stess sulla situazione in cui versa la nostra universitá: una radiografia sulla stato di salute dei nostri dipartimenti tra mancanza di servizi, diritti negati e forme di lotta e organizzazione da mettere in campo.

Con la ripresa delle lezioni dell’anno accademico 2016/17 si sono ripresentate le questioni relative alla mancanza di aule per studenti e di spazi dedicati allo studio e al confronto.

Già dall’anno passato nella facoltà di scienze sociali ed economiche della sapienza, che coinvolge anche i dipartimenti di comunicazione e Stess (Scienze tecniche e del servizio sociale), abbiamo cercato, come collettivo studentesco, di richiamare l’attenzione su questa problematica, ponendo delle richieste.

Il nostro obiettivo è fare in modo che una delle tante aule inutilizzate all’interno della facoltà possa essere messa a disposizione degli studenti per studiare, promuovere dibattiti, confronti, ricerche e ovviamente, per promuovere la socializzare tra studenti della stessa facoltà.

La questione è ancora aperta, nonostante la scorsa estate un’occupazione – per lo più simbolica – di un locale caldaie destinato a deposito di oggetti inutilizzati, avrebbe dovuto rendere presente ai cosiddetti “piani alti” quanto fosse importante la ricerca di un posto da dedicare ad attività studentesche, come noto, questa riappropriazione di spazi ha acceso gli animi dei presidenti delle facoltà (già in diatriba tra di loro) che immediatamente hanno dichiarato una guerra silenziosa al collettivo. Silenziosa perchè mai nessuno dei tre presidenti ci ha messo la faccia prendedosi la responsabilità delle svariate disfunzioni della facoltà, ma hanno solo continuato a mettere lucchetti e boicottare quello spazio. Per quanto fosse possibile resistere a questo atto di forza, nel mese di luglio, i presidi di facoltà di comunicazione e sociologia hanno definitivamente posto una nuova porta.

Per questa ragione stiamo organizzando una nuova inchiesta incentrata particolarmente su mensa e spazi. E’ uno strumento che ci viene insegnato nelle nostre classi e che abbiamo deciso di utilizzare come strumento di lotta.

All’interno della facoltà ci sono diverse aule e diversi uffici che per mille ragioni (la più abusata: la mancata messa in sicurezza) non sono agibili.

Sappiamo che molti di questi uffici sono di proprietà di professori che li possono usare a qualunque ora del giorno o della notte, essendo uffici privati che possono rimanere chiusi per mesi o anche per anni. Di conseguenza, spesso accade che le aule non riescono a contenere tutti gli studenti che frequentano per uno stesso insegnamento; in alcune occasioni, la singola lezione viene seguita da centinaia di studenti. Ciò compromette non solo la qualità dell’insegnamento, ma anche e soprattutto il diritto di ogni studente a prendere parte ad una lezione che egli reputa importante per la propria formazione.

Altro aspetto è la mancanza di una mensa per studenti che garantisca un pasto completo a prezzi accessibili. Come collettivo abbiamo deciso di rimediare a tale mancanza garantendo ogni lunedì un pranzo sociale ad offerta libera, siamo però consapevoli che ciò non basta, dovrebbero essere organizzati ogni giorno, ma come fa, uno studente lavoratore a poter garantire un servizio del genere? Perchè non sono state create delle soluzioni a questo? I posti per costruire una mensa o perlomeno una zona attrezzata dove poter riscaldare e consumare i propri pasti ci sono, siamo a conoscenza dell’esistenza di una vera e propria aula bar, in passato usata per ricevimenti, non utilizzata e inaccessibile agli studenti.

Noi, come collettivo ma in primis come studenti, riteniamo di aver diritto a tali spazi. Anche se non è questo che ci preme. Più di ogni cosa ci preoccupa il fatto di sentirci sempre più trattati come dei clienti delluniversità e di non essere ascoltati, quando invece andrebbe ricordato che siamo noi i maggiori finanziatori di questa e che senza studenti non può esserci università.

13327356_629398750545413_8250296991060088418_nChiediamo innanzitutto di essere compresi, di poter esprimere le nostre considerazioni, come studenti, riguardo a un’università che garantisce (anzi, dovrebbe) istruzione e cultura ma che non riconosce l’importanza del confronto.

Ci preoccupa il fatto che spesso le nostre rivendicazioni vengano derubricate come il capriccio di studenti che cercano un posto in cui divertirsi, pensiero che dovrebbe ormai essere stato accantonato viste le numerose attività svolte lo scorso anno: proiezioni di film, presentazioni di libri, festival culturali e un’ inchiesta sociale riguardante tutte quelle difficoltà che ci opprimono e che, non scordiamocelo, ha visto la partecipazione di centinaia di studenti.

Ci preoccupa sentirci dire “vi prometto che…” perché di promesse non ne è stata mantenuta nessuna.

Ci preoccupa il fatto che le nostre parole non sono ascoltate, prima di non essere capite.

Se il dialogo non è permesso in una facoltà come quella di sociologia, se le istituzioni universitarie pensano di poter trattare gli studenti come bambini disordinati e confusionari, allora, ci dispiace, ma vuol dire che l’università pubblica è morta. Gli studenti non sono altro che numerini in serie elargitori di denaro che ricevono un insegnamento scadente, standardizzato e poco stimolante.

…Ma noi siamo NOI, sappiamo cosa ci spetta di diritto, sappiamo che non è così che deve andare.

Per quanto possa essere difficile noi ci siamo autorganizzati, alle vostre lezioni frontali rispondiamo con attività culturali alternative, ai vostri tentativi di silenziarci rispondiamo a gran voce.

Non siamo soli, in moltissime facoltà ci sono collettivi e molti ancora ne nasceranno, le ingiustizie e il dissenso sono comuni a tutti noi ed insieme vi risponderemo. Alle vostre aule chiuse risponderemo con occupazioni selvagge, non potrete più far finta di niente.

Concludiamo invitandovi ad utilizzare la cultura come difesa e strumento di lotta e a praticare anche lo strumento del pranzo sociale come contromisura alle mancanze che sono purtroppo sempre più forti nella nostra università.

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