Roma, ennesimo sgombero violento senza soluzione

Ieri si è scritta l’ennesima pagina vergognosa della città di Roma. Il bisogno della casa non viene più riconosciuto come diritto. Non esiste più uno stato sociale in grado di garantire i servizi minimi essenziali e chi si autorganizza viene trattato come un problema di mero ordine pubblico. Un atteggiamento inaccettabile verso chi invece di morire di freddo sotto un ponte si organizza e decidere di rispondere al ricatto dell’affitto, dei mutui, dell’assenza di politiche abitative, riprendendosi una casa e occupando uno stabile vuoto.

Ieri, più di 100 famiglie in emergenza abitativa, insieme al Movimento per il diritto all’abitare romano, hanno riaperto uno stabile di proprietà dell’Inarcassa, in via Silvio D’Amico 53, a Roma Sud, lasciato colpevolmente vuoto come migliaia di stabili nella capitale. Questa iniziativa avveniva in risposta al vergognoso sgombero dell’occupazione di Casale Monfortani, stabile di proprietà della chiesa che dall’inizio dello scorso giubileo ospitava più di 70 famiglie, ma è stato sgomberato in maniera “caritatevole” per essere messo in vendita e andare a rimpinguare le casse dei frati Monfortani. Dopo un’iniziativa di occupazione simbolica della settimana scorsa si era ottenuto un incontro col comune e la Regione sul tema dell’emergenza abitativa ma le 70 famiglie sgomberate non potevano attendere le soluzioni incerte proposte da un’amministrazione che fino ad oggi ha soltanto reso più disastroso il terremoto sociale che si vive nella capitale.

L’occupazione di via Silvio d’Amico di ieri pomeriggio ha visto un intervento istantaneo della polizia (mentre ci si mettono anni per approvare una delibera sull’emergenza abitativa), con centinaia di celerini che hanno sfondato la porta dello stabile, e dopo ore di resistenza hanno trascinato giù le famiglie che si erano barricate sul tetto dello stabile. L’assessore Berdini aveva raggiunto lo stabile occupato, salendo sul tetto per proporre delle “soluzioni” agli occupanti, ma chiedendogli di abbandonare lo stabile. Le famiglie, avendo già vissuto lo sgombero di due settimane prima dove nessuno gli ha fornito una minima soluzione, hanno deciso di rimanere dentro lo stabile e di resistere, e in poco più di un’ora è iniziato lo sgombero anche dal tetto.

Diversi occupanti hanno subito pestaggi da parte della polizia, persone buttate giù dalle scale, bambini e bambine intimidite dalla celere. Non contenta la questura ha anche caricato brutalmente il presidio di solidali. Sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere le persone ferite durante le operazioni di sgombero. Ieri in nome della legalità l’amministrazione Raggi ha di nuovo dimostrato che si allinea alle direttive della delibera n. 50 del commissario prefettizio Tronca, anziché superarla come affermato un paio di mesi fa. Insieme allo sgombero di Monfortani e all’attacco sempre più quotidiano che avviene nelle periferie agli abitanti delle case popolari, c’è la necessità di trovare un fronte comune di attacco fra chi subisce il ricatto dell’affitto, non riesce più a pagare il mutuo, fra chi viene sgomberato dalle case popolari e chi vive l’assenza di politiche abitative a Roma, insieme ai migranti che combattono il sistema dell’accoglienza, insieme ai lavoratori che alzano la testa contro lo sfruttamento, insieme agli studenti e ai giovani.

VIDEO: https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fpermalink.php%3Fstory_fbid%3D1652829018350860%26id%3D100008713332118&width=500

 

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