Tutti gli articoli di casadegage

Roma, #20M contro il piano-casa di Lupi: occupata l’anagrafe e presidio alla Prefettura

da infoaut

164908448-64e8d4f8-f875-42c7-b95b-e18caefda2fdSi è aperta fin da questa mattina a Roma la giornata di mobilitazione indetta per oggi in tutte le città contro il cosiddetto piano-casa firmato da Lupi e approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Una giornata che nella capitale si è caricata di ancora maggiore rabbia dopo l’infame operazione di sgomberi e perquisizioni andata in scena ieri mattina.

Quest’oggi, quindi, intorno alle 10 un migliaio di persone tra attivisti dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare e occupanti di case hanno fatto irruzione all’anagrafe di via Petroselli, occupando e bloccando gli uffici. La scelta del luogo non è ovviamente casuale: tra gli articoli presenti all’interno del decreto Lupi si dispone, tra le altre cose, la revoca della residenza per chiunque viva in stabili occupati e per i cosiddetti “inquilini senza titolo” che vivono in case popolari destinate a essere messe in vendita. Un attacco gravissimo che va a colpire proprio una delle rivendicazioni che ha portato in piazza i movimenti per il diritto all’abitare negli ultimi mesi.

164909250-6f1b3ffa-9b07-415e-8a49-40c44455f29aIl blocco dell’anagrafe è andato avanti per tutta la mattinata e le persone presenti hanno esposto cartelli che recitavano “No all’art. 5” e preteso un incontro con il Direttore.

Dopo aver occupato per tutta la mattinata gli uffici dell’anagrafe, le migliaia di persone si sono dirette in corteo verso la prefettura, dove era previsto in queste ore un presidio, come in molte altre città, per chiedere residenza e utenze per tutti e tutte, in contrasto con quanto invece prevede il piano-casa di Lupi. Dopo che la polizia ha tentato invano di sbarrare la strada al corteo che determinato si avvicinava alla prefettura, migliaia di occupanti hanno raggiunto piazza SS. Apostoli, dove piano piano continuano ad arrivare persone.

Annunci

B.H.A.P. (beat hippy autonomi punk)

1975004_1400691860197905_516650308_n“Una mostra sulle controculture e i movimenti che a partire dagli anni cinquanta hanno popolato la nostra vita, che hanno segnato il tempo e sognato di andare fuori dal tempo, che hanno stravolto il modo di vivere e quindi la politica, che hanno tentato di separarsi dale separazioni per allargare l’area della coscienza e assaltare il cielo.
Una mostra sulla contestazione, sulle contestazioni, sulle lotte, sulle utopie che hanno caratterizzato il modo nuovo di stare al mondo e di occuparsi del mondo, e che hanno collegato la ribellione delle coscienze alla rivolta contro l’esistente, senza tralsciare l’idea di una politica altra da quella dei partiti e dei gruppi più o meno istituzionalizzati.
Immagini, parole, progetti, vissuti per mettere in risalto la speciicità di quei movimenti e l’universalità delle idee che li hanno animati.
Per riflettere sulle contraddizioni e i percorsi, comuni e paralleli.
Per ricordare il senso di estraneità e di contrapposizione allo stato di cose presenti, e il confronto/scontro tra personale e politico, che nel tempo produrranno la necessità di una sintesi, tanto irrinunciabile quanto utopistica.
Frammenti di storia e di rivolta, specchio di una complessità e di una ricchezza oggi (di)sconosciute, e costantemente rimossa dai media, che rimandano al radicamento e alla diffusione di quelle esperienze, oltre al valore di quella memoria di vita.
Una memoria che non muore, nonostante l’ideologia della dimenticanza, l’oblio del revisionismo, la repressione sempre in atto.
La mostra non ha la pretesa di avere un carattere storico, esaustivo, o di esaurire la ricostruzione di quei movimenti e di quegli anni.
Più semplicemente vuole tracciare, per grandi linee, lo scorrere di un tempo che ha segnato profondamente il novecento e i tanti soggetti e movimenti che lo hanno percorso.
Le vicende e le situazioni che essa (ri)propone sono state filtrate attraverso il vissuto dei curatori, che hanno voluto, per mezzo della selezione operata (suscettibile di ulteriori ampliamenti-approfondimenti-ricostruzioni, che ci si augura di poter attuare quanto prima), rimarcare il proprio punto di vista, grazie a eventi ed esperienze che li hanno visti direttamente coinvolti nello svolgersi di quegli anni.
1958017_1402060370061054_1672159720_nAnni affollati e condivisi, anni in cui la complessità delle proposte si è sempre coniugata con la pratica della socializzazione- solidarietà- condivisione.Una pratica che ha rimandato alla necessità di (ri)costruire la comunità reale in grado di (ri)affermare una scelta di vita altra, oltre la logica mercantile e la società dello spettacolo, oltre il fittizio, l’ovvio, la riproduzione dell’esistente.
tutto ciò nella consapevolezza di una idea-forza, secondo cui il mondo possiede da tempo il sogno di una cosa sognata e che dovrà averne la consapevolezza per possederla realmente.”
I curatori Giancarlo mattia e Marco Philopat

Oltre ai 143 pannelli di B.H.A.P in quei giorni al lucernario esposizioni-dibattiti-musica- proiezioni- riviste in consultazione e tanto altro!!

Leggi il programma completo:

https://www.facebook.com/notes/sapienza-clandestina/bhap-programma-completo/1453325558232633

Jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile

vignetta-renziIn questi mesi e non solo, si è sentito parlare tanto di disoccupazione giovanile, precariato e impoverimento.
Il governo Renzi propone, a differenza dei precedenti governi tecnici, dei provvedimenti che andranno a intervenire, almeno in teoria, sulle componenti sociali colpite dalla crisi riducendo i problemi ad una semplice cattiva gestione delle risorse pubbliche e del mercato. E’ chiaro piuttosto che l’Europa ha individuato, in quella parte del pd italiano guidata da Renzi, qualcuno in grado di poter applicare le politiche dell’austerity in modo intelligente. Da un lato infatti, l’intento è quello di continuare a tagliare, impoverire, tassare e dall’altro far passare tutto questo come un intervento positivo. Attraverso la propaganda del nuovo governo si rischia di rendere compatibili quelle fette della società che si erano stufate della classe dirigente del paese e che avevano prodotto, in un modo o nell’altro, momenti di rottura nei confronti dello status quo. Tutto questo passa infatti dal jobs act, il piano casa e gli interventi sull’edilizia che non a caso sono stati discussi insieme e proposti per la conversione in legge. In generale questi provvedimenti tentano di dare un contentino che però non migliora di fatto le condizioni di ognuno di noi. I provvedimenti in questione sembrano essere riferiti ad un precariato che, nonostante la propaganda, non ha comunque la possibilità di usufruire dell’housing sociale proposto da Lupi, che non troverà giovamento dal jobs act. Parallelamente inoltre, viaggiano insieme alle privatizzazioni a livello locale che attaccano spaventosamente il reddito di ognuno. Infatti, privatizzare i trasporti, l’acqua e i rifiuti innalzerà il costo del servizio, oltre che peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti di queste aziende, e renderà ancora più impoverite le persone che già lo sono.

All’interno di questo quadro generale vorremmo approfondire un aspetto di questa triste storia in particolare su “jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile”. Vorremmo svelare l’ideologia che sta dietro questi provvedimenti e soprattutto dimostrare, attraverso il confronto con altri paesi, che il jobs act non migliora la precarietà ma l’aumenta, non migliora le condizioni di lavoro ma le abbrutisce, non rispetta le tutele ma le elimina. Vorremmo provare ad incidere su un aspetto molto importante che ci sottrae dignità quotidianamente nella narrazione tanto quando nelle condizioni materiali. Tutti noi siamo sottoposti ad un meccanismo di valorizzazione delle nostre vite in base al lavoro e la nostra dignità passa per la nostra capacità di essere produttivi. Parlare di precarietà ma anche di lavoro cosiddetto “garantito” che viene sistematicamente smantellato vuol dire forse ribaltare l’ordine del discorso. Ribaltare il meccanismo del merito che, attraverso la valutazione nelle scuole e università, agisce come dispositivo morale per disciplinare le nostre menti al lavoro e alla stessa divisione del lavoro. Ribaltare la valorizzazione delle donne in base all’occupabilità. Ribaltare la valorizzazione dei giovani in base alla loro capacità di entrare nel mercato del lavoro. Ribaltare l’integrazione dei migranti attraverso il permesso di soggiorno basato sul contratto di lavoro.

Riteniamo infatti che il jobs act sia l’ennesimo tentativo di ridare false speranze a qualcuno attraverso ancora una volta il lavoro, cioè attraverso lo sfruttamento. Vorremo ragionare di tutto questo insieme, senza la velleità di trovare risposte ma piuttosto attraverso un processo che ci porti a discutere insieme e ad immaginare percorsi di riappropriazione come quello della casa che appaga un bisogno immediato ma che allo stesso tempo è in grado di costruire comunità che troppo spesso è difficile ricreare. La riappropriazione infatti può essere veicolo nella misura in cui comunica direttamente la condizione di chi occupa e può essere il primo momento indispensabile per recuperare quelle risorse necessarie che liberano tempi e spazi in grado di costruire lotte sul lavoro e contro di esso.
Inviatiamo tutt* a partecipare alla discussione che si terrà in aula portico occupata, nella facoltà di sociologia il 19 Marzo alle ore 18. Ne discutiamo insieme a:

Marco Elia, Leonardo Mento, Alberto Violante, progetto Tangram