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Nessuno spazio ai fascisti: 26 febbraio @Magliana in piazza il Muro Popolare Antifascista

Dopo essersi ingrassati alla corte di Alemanno e Berlusconi quando questi governavano, e dopo aver messo in piedi il sistema di corruzione denominato Mafia Capitale, che ha poi prosperato anche con le giunte del PD, i fascisti cercano di rifarsi una “verginità” militante mettendo in scena una squallida pantomima delle lotte sociali di questa città. Nel quartiere di Magliana, teatro da sempre di aspre battaglie per il diritto alla casa, a pochi metri dalle sedi storiche del Centro Sociale Macchia Rossa e del Comitato di Lotta per la Casa di Magliana, assistiamo al tentativo di alcuni di questi personaggi (almeno uno dei quali era sul libro paga di Buzzi) di aprire un covo, con parole d’ordine scopiazzate (“diritto all’abitare”, “ogni sfratto una barricata”, …) infarcite della solita paccottiglia fascista che ripropone la divisione tra “Italiani” e “Stranieri”, svelando così il vero intento di costoro: indebolire le lotte sociali a tutto vantaggio dei padroni che ci vogliono sul lastrico.

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Un grido dalla lotta per la casa: Scendiamo in piazza, rovesciamo il Giubileo della paura!

corteowebA dispetto dei drammatici dati pubblicati recentemente da «l’Espresso», in questa città non sembra che la questione casa abbia l’attenzione che merita. Non c’è stato un blocco degli sfratti neppure nel periodo delle feste natalizie- nonostante l’8 dicembre sia iniziato il Giubileo della cosiddetta misericordia- e sono proseguite le operazioni di polizia, le intimidazioni e le minacce nei confronti di occupa stabili per necessità. Nei tavoli di confronto con la prefettura, la regione e il comune si è registrato un vero e proprio dietrofront rispetto alle aperture manifestate nel mese di settembre: dalla graduale soluzione per i nuclei familiari in emergenza attraverso il piano straordinario regionale, si è tornati all’idea di trattare come problemi di ordine pubblico le emergenze sociali, con sgomberi e nuove tensioni che si profilano all’orizzonte. Per questo Mercoledì 5 Gennaio, come Movimenti per il Diritto all’Abitare di Roma abbiamo deciso di dare una scossa alla situazione, alzando in faccia alla prefettura la protesta.

Prendendo l’iniziativa proprio davanti a Palazzo Valentini, abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul problema quotidiano ed esplosivo della casa. Abbiamo voluto guardare negli occhi l’uomo forte del governo nella gestione della capitale, il prefetto Gabrielli, per comprendere le ragioni del suo repentino e radicale dietrofront rispetto agli impegni presi solo poche settimane fa. Del resto il tema della casa e dell’emergenza abitativa non può essere certamente affrontato con l’affannata e opaca gestione dell’emergenza come si è fatto negli ultimi anni con le declinazioni rischiose mostrateci dall’inchiesta “mafia capitale”. Oggi è necessaria una discontinuità reale, non fittizia come ci appare in questo momento, con un percorso serio e strutturale. Proprio il percorso a cui si richiamava lo stesso Prefetto, con parole che oggi sembrano svanite nel nulla.

La risposta che i movimenti hanno ricevuto è quella che si ripete da parecchio tempo e a darla ha provveduto la questura con fermi e cariche di polizia. Quindi la casa è una questione di ordine pubblico? Gli attivisti e le attiviste, gli abitanti delle occupazioni, chi resiste agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti sono i nemici di questa città? L’illegalità che va debellata? Sono i poveri il problema di Roma? C’è una distanza insopportabile tra le parole spese per celebrare il Giubileo e la vita di quotidiana nella capitale, fra queste e i comportamenti effettivi delle istituzioni.

È chiaro, le responsabilità non sono solo della Prefettura, del commissario Tronca o del sub commissario all’emergenza abitativa Vaccaro, o dei dipartimenti comunali alle politiche abitative. La Regione Lazio continua a trascurare la questione casa, tiene colpevolmente chiusa nel cassetto da oltre due anni una delibera che potrebbe segnare una forte discontinuità con il passato. Ci sono soldi e un impianto che affronta la situazione senza nascondersi la realtà rappresentata dalle occupazioni, dai residence e da una graduatoria che di nuovo conta decine di migliaia di famiglie richiedenti un alloggio popolare e in vana attesa.

Si continua a proporre bonus per affitti che creeranno nuove morosità e a programmare la vendita del patrimonio alloggiativo pubblico, anche con il coinvolgimento della Invimit Sgr, pensando quindi a una cancellazione definitiva della casa popolare come strumento di welfare. Anche i provvedimenti del governo procedono verso la casa di proprietà come orizzonte generale e aggrediscono coloro che per necessità occupano o resistono agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti, negando residenze, acqua e luce. Si guarda quindi a chi può e si abbandona chi non ce la fa.

I movimenti per il diritto all’abitare intendono portare sul tavolo del governatore Zingaretti queste questioni. Una manifestazione raggiungerà la sede della giunta regionale venerdì 15 gennaio per sostenere la necessità di risposte sollecite, con l’immediata attuazione del Piano Straordinario per l’Emergenza Abitativa.

L’occasione è preziosa per chiamare in piazza tutta la città, aggregando le energie di chi intende opporsi alla pericolosa svolta repressiva imboccata dal governo Renzi e per manifestare con decisione la propria avversità a un sistema fondato sulla miseria e sulla precarietà economica ed esistenziale: SCENDIAMO TUTT* IN PIAZZA!

VENERDì 15 GENNAIO ORE 15

METRO B GARBATELLA

CORTEO FINO ALLA REGIONE LAZIO

Casa e reddito contro povertà e polizia!

#primaipoveri #stopsfrattiesgomberi

Movimenti per il diritto all’abitare

Giubileo: anche a Roma i movimenti aprono le porte al diritto all’abitare

prenQuesta mattina a Roma, mentre il papa apriva la Porta Santa per il Giubileo della misericordia, i movimenti per il diritto all’abitare sono entrati in via Prenestina 1391, in un complesso edilizio dei padri monfortani occupando due stabili inutilizzati da anni.

Centinaia di persone provenienti dalle occupazioni hanno solidarizzato con le 170 famiglie e singoli senza casa che da oggi hanno un tetto sulla testa. Questa iniziativa, nella settimana di mobilitazione della rete “Abitare nella crisi” che ha visto occupazioni a Torino, Bologna e Firenze, ha voluto rompere un clima di paura dentro una città blindata ma per niente pacificata.

Negli ultimi giorni prefettura e questura hanno intensificato controlli, intimidazioni e identificazioni nei centri d’accoglienza e nelle occupazioni romane utilizzando l’emergenza terrorismo per aumentare il controllo e il contrasto contro le lotte e il disagio sociale. La riappropriazione di questa mattina è anche un segnale di indisponibilità a chi chiede di rinunciare ai diritti primari, agli scioperi e alle manifestazioni, in nome di una pace sociale difficilmente sostenibile. Di quale paceprene possiamo parlare quando l’articolo 5 nega il diritto alla residenza, alla luce e all’acqua, quando gli sfratti continuano senza interruzione, quando gli sgomberi vengono minacciati continuamente per chi ha occupato per necessità? Quando sono i poveri ad essere considerati un pericolo e quindi da contrastare e controllare, anche il giubileo della misericordia diventa una contraddizione evidente e poco accettabile.

Dopo una pressione immediata da parte delle forze dell’ordine, arrivate con numerosi blindati, si è avviata una trattativa anche con i padri monfortani della diocesi di Roma. Per circa quattro ore è andato avanti un braccio di ferro che si è concluso con la decisione da parte della questura di ritirare per il momento gli uomini e i mezzi.

prenesIntanto, mentre era in corso la trattativa, si è consentito agli abitanti del quartiere Colle Monfortani di entrare liberamente per assistere alla messa nella chiesa che si trova nel complesso occupato. Al termine della celebrazione, un occupante ha preso la parola spiegando ai presenti il senso dell’iniziativa e la condizione di necessità che ha spinto centinaia di persone al gesto dell’occupazione.

Un’iniziativa che rappresenta anche la risposta all’ignavia e al silenzio delle amministrazioni locali e del governo Renzi rispetto alla questione abitativa, che invece di essere affrontata con un blocco degli sfratti e con risorse e politiche pubbliche trova risposte criminalizzanti come l’articolo 5 o demagogiche come il bonus per l’affitto.

Insieme sfrattati, senza casa e abitanti dei residence hanno voluto dare una risposta forte e decisa. La casa non può essere una questione di ordine pubblico!

Blocchiamo gli sfratti, apriamo le porte al diritto all’abitare!

#stopsfratti #stopsgomberi #noart5 #primaipoveri

Movimenti per il diritto all’abitare

https://youtu.be/cBLr0uPsZus