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Roma, #20M contro il piano-casa di Lupi: occupata l’anagrafe e presidio alla Prefettura

da infoaut

164908448-64e8d4f8-f875-42c7-b95b-e18caefda2fdSi è aperta fin da questa mattina a Roma la giornata di mobilitazione indetta per oggi in tutte le città contro il cosiddetto piano-casa firmato da Lupi e approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Una giornata che nella capitale si è caricata di ancora maggiore rabbia dopo l’infame operazione di sgomberi e perquisizioni andata in scena ieri mattina.

Quest’oggi, quindi, intorno alle 10 un migliaio di persone tra attivisti dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare e occupanti di case hanno fatto irruzione all’anagrafe di via Petroselli, occupando e bloccando gli uffici. La scelta del luogo non è ovviamente casuale: tra gli articoli presenti all’interno del decreto Lupi si dispone, tra le altre cose, la revoca della residenza per chiunque viva in stabili occupati e per i cosiddetti “inquilini senza titolo” che vivono in case popolari destinate a essere messe in vendita. Un attacco gravissimo che va a colpire proprio una delle rivendicazioni che ha portato in piazza i movimenti per il diritto all’abitare negli ultimi mesi.

164909250-6f1b3ffa-9b07-415e-8a49-40c44455f29aIl blocco dell’anagrafe è andato avanti per tutta la mattinata e le persone presenti hanno esposto cartelli che recitavano “No all’art. 5” e preteso un incontro con il Direttore.

Dopo aver occupato per tutta la mattinata gli uffici dell’anagrafe, le migliaia di persone si sono dirette in corteo verso la prefettura, dove era previsto in queste ore un presidio, come in molte altre città, per chiedere residenza e utenze per tutti e tutte, in contrasto con quanto invece prevede il piano-casa di Lupi. Dopo che la polizia ha tentato invano di sbarrare la strada al corteo che determinato si avvicinava alla prefettura, migliaia di occupanti hanno raggiunto piazza SS. Apostoli, dove piano piano continuano ad arrivare persone.

Jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile

vignetta-renziIn questi mesi e non solo, si è sentito parlare tanto di disoccupazione giovanile, precariato e impoverimento.
Il governo Renzi propone, a differenza dei precedenti governi tecnici, dei provvedimenti che andranno a intervenire, almeno in teoria, sulle componenti sociali colpite dalla crisi riducendo i problemi ad una semplice cattiva gestione delle risorse pubbliche e del mercato. E’ chiaro piuttosto che l’Europa ha individuato, in quella parte del pd italiano guidata da Renzi, qualcuno in grado di poter applicare le politiche dell’austerity in modo intelligente. Da un lato infatti, l’intento è quello di continuare a tagliare, impoverire, tassare e dall’altro far passare tutto questo come un intervento positivo. Attraverso la propaganda del nuovo governo si rischia di rendere compatibili quelle fette della società che si erano stufate della classe dirigente del paese e che avevano prodotto, in un modo o nell’altro, momenti di rottura nei confronti dello status quo. Tutto questo passa infatti dal jobs act, il piano casa e gli interventi sull’edilizia che non a caso sono stati discussi insieme e proposti per la conversione in legge. In generale questi provvedimenti tentano di dare un contentino che però non migliora di fatto le condizioni di ognuno di noi. I provvedimenti in questione sembrano essere riferiti ad un precariato che, nonostante la propaganda, non ha comunque la possibilità di usufruire dell’housing sociale proposto da Lupi, che non troverà giovamento dal jobs act. Parallelamente inoltre, viaggiano insieme alle privatizzazioni a livello locale che attaccano spaventosamente il reddito di ognuno. Infatti, privatizzare i trasporti, l’acqua e i rifiuti innalzerà il costo del servizio, oltre che peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti di queste aziende, e renderà ancora più impoverite le persone che già lo sono.

All’interno di questo quadro generale vorremmo approfondire un aspetto di questa triste storia in particolare su “jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile”. Vorremmo svelare l’ideologia che sta dietro questi provvedimenti e soprattutto dimostrare, attraverso il confronto con altri paesi, che il jobs act non migliora la precarietà ma l’aumenta, non migliora le condizioni di lavoro ma le abbrutisce, non rispetta le tutele ma le elimina. Vorremmo provare ad incidere su un aspetto molto importante che ci sottrae dignità quotidianamente nella narrazione tanto quando nelle condizioni materiali. Tutti noi siamo sottoposti ad un meccanismo di valorizzazione delle nostre vite in base al lavoro e la nostra dignità passa per la nostra capacità di essere produttivi. Parlare di precarietà ma anche di lavoro cosiddetto “garantito” che viene sistematicamente smantellato vuol dire forse ribaltare l’ordine del discorso. Ribaltare il meccanismo del merito che, attraverso la valutazione nelle scuole e università, agisce come dispositivo morale per disciplinare le nostre menti al lavoro e alla stessa divisione del lavoro. Ribaltare la valorizzazione delle donne in base all’occupabilità. Ribaltare la valorizzazione dei giovani in base alla loro capacità di entrare nel mercato del lavoro. Ribaltare l’integrazione dei migranti attraverso il permesso di soggiorno basato sul contratto di lavoro.

Riteniamo infatti che il jobs act sia l’ennesimo tentativo di ridare false speranze a qualcuno attraverso ancora una volta il lavoro, cioè attraverso lo sfruttamento. Vorremo ragionare di tutto questo insieme, senza la velleità di trovare risposte ma piuttosto attraverso un processo che ci porti a discutere insieme e ad immaginare percorsi di riappropriazione come quello della casa che appaga un bisogno immediato ma che allo stesso tempo è in grado di costruire comunità che troppo spesso è difficile ricreare. La riappropriazione infatti può essere veicolo nella misura in cui comunica direttamente la condizione di chi occupa e può essere il primo momento indispensabile per recuperare quelle risorse necessarie che liberano tempi e spazi in grado di costruire lotte sul lavoro e contro di esso.
Inviatiamo tutt* a partecipare alla discussione che si terrà in aula portico occupata, nella facoltà di sociologia il 19 Marzo alle ore 18. Ne discutiamo insieme a:

Marco Elia, Leonardo Mento, Alberto Violante, progetto Tangram

14-15 marzo – Quando l’ingiustizia si fa legge ribellarsi è necessario

1187057_280226708800285_718331491_nGli ultimi provvedimenti giudiziari con le misure cautelari di Napoli e Roma che hanno colpito il movimento dei disoccupati e quello per il diritto all’abitare, ci restituiscono, nello spaccato sociale rappresentato dalle persone colpite, un profilo del conflitto decisamente nuovo. Non sono solo gli attivisti i soggetti coinvolti ma un numero ingente di uomini e donne impegnati/e in una lotta fortemente connotata nella difesa di diritti primari come la casa e il reddito. Così la scena del crimine si arricchisce di nuove figure che diventano protagoniste del copione repressivo al pari di chi è alle prese con i processi legati alla mobilitazione No Tav, alla manifestazione del 15 ottobre o alle giornate di Genova 2001.

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