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Tiburtino III in piazza: accogliamo.. ma guardate come stamo!

CT2Ksd5WwAAIP1DIeri, domenica 15 novembre, centinaia di persone hanno risposto all’appello dell’iniziativa “Tiburtino III: accogliamo.. ma guardate come stamo!”, convocata da un folto gruppo di abitanti e realtà sociali della Tiburtina in risposta ad alcune strumentalizzazioni delle scorse settimane in merito al trasferimento di alcuni migranti nel centro d’accoglienza di via del Frantoio.

Tiburtino III, storico quartiere operaio del quadrante est di Roma vittima di numerose deportazioni durante il Ventennio, non poteva certo accettare una provocazione così marcata di fascisti e destrodi vari che, come da copione, sfruttano i migranti e il degrado creato dalle amministrazioni nelle periferie per spostare l’attenzione dai veri colpevoli verso le vittime del meccanismo. Polverone, peraltro, alzato verso un centro fino a poco tempo prima gestito da cooperative riconducibili all’estrema destra, perciò prima utilizzato per speculazione economica e dopo per propaganda politica. Il solito copione la cui parte terminale è la scientifica creazione di guerre tra poveri, già ampiamente utilizzato in questa città sia per fini elettorali ed economici che per spezzare legami tra sfruttati potenzialmente pericolosi per il potere costituito.

Uomini, donne e bambini di ogni colore della pelle hanno dunque sfilato per le strade del Tiburtino affermando la disponibilità ad accogliere chi fugge da guerre e povertà, ma contemporaneamente denunciando le reali responsabilità sulle precarie condizioni in cui versa questo come tanti altri territori, la cui quotidianità è fatta di disoccupazione, mancanza di uno spazio di socialità, vendita delle case popolari, scarsa manutenzione dei lotti e degli spazi verdi. Responsabilità più che mai evidenti in questo caso poiché non solo le istituzioni si sono sempre dimostrate sorde alle problematiche del territorio, ma hanno anche innescato da mesi una situazione esplosiva rispetto all’accoglienza e integrazione dei migranti con l’improvviso sgombero, a maggio, della baraccopoli di Ponte Mammolo, cui il trasferimento a via del Frantoio è direttamente collegato. In quell’occasione, dopo aver finito il loro teatrino elettorale, l’Assessorato alle Politiche Sociali, il Municipio e la Prefettura, oltre ad aver lasciato un enorme cumulo di macerie tossiche ancora in attesa di rimozione, hanno iniziato il “balletto” dei migranti, spostati da una parte all’altra della Tiburtina come pacchi postali, tra cui, da ultimo, a Tiburtino III. E proprio in questa occasione si sono resi evidenti tutti i limiti del Pd locale e nazionale, coinvolto a pieno titolo nel business dell’accoglienza e impossibilitato, anche in un territorio che dovrebbe essere teoricamente una sua roccaforte, ad intervenire per sedare le critiche che gli piovono da una parte e dall’altra. Una mancanza, per incapacità o opportunismo, che segna il passo del suo peso nei quartieri popolari romani.

La mobilitazione di ieri costituisce senza dubbio un segnale estremamente positivo, specialmente in una fase così complicata dove razzismo, xenofobia e retorica della paura sono continuamente alimentate da politicanti e media mainstream, in un gioco perverso dove, anziché accusare le iniziative imperialiste dei governi occidentali, si istiga la caccia all’islamico e la chiusura delle frontiere della “Fortezza Europa”.

Il quadrante tiburtino ha dimostrato di essere contrario alle strumentalizzazioni politiche e alle prese in giro dei politicanti, e di essere disponibile a iniziare nuovi percorsi di attivazione dal basso, anche insieme ai migranti, che non solo denuncino le problematiche, ma agiscano direttamente per migliorare le condizioni dei propri quartieri. Nei giorni precedenti l’iniziativa è stato reso di nuovo agibile, con il contributo degli abitanti e dei migranti del Tiburtino, un campo di calcetto da tempo abbandonato al centro del quartiere, subito attraversato da decine di bambini e ragazzi. A dimostrazione che l’iniziativa di ieri è solo la prima di quello che si auspica essere un percorso duraturo di intervento e riqualificazione reale, a Tiburtino III come su tutto l’asse della Tiburtina.

Prosegue al Pigneto la guerra ai poveri dello sceriffo Gabrielli

CQEXO0TXAAAMUFITutto oggi al Pigneto (nel quadrante est di Roma) viene messo a profitto, a partire dalla vita del quartiere che pian piano viene svuotata dalle relazioni che la rendevano viva e viene resa folklore e merce da rivendere; nel famoso quartiere di Pasolini la cultura diventa intrattenimento e l’arte abbellimento delle pareti di questo grande centro commerciale all’aria aperta.
Con l’inaugurazione dell’isola pedonale è evidente il disegno di “riqualificazione urbanistica”: le licenze per i locali della movida notturna sono prolificate nonostante fosse stato promesso il contrario. I vecchi artigiani e abitanti sono stati da tempo allontanati con l’aumento degli affitti.

Le previsioni di flussi di persone in aumento su questo territorio, grazie anche alla nuova metro C e ai progetti di strade ad alto scorrimento, hanno reso appetibile a palazzinari e speculatori ogni centimetro quadrato.

Un’amministrazione pavida quando non compromessa, finge di non sapere che intere aree verdi vincolate sul piano regolatore, vengono devastate e ricoperte di cemento.
È il caso di via Acqua Bullicante dove un’area verde sta per diventare un supermercato LIDL o dell’ex SNIA-Viscosa dove il costruttore Pulcini (tra gli arrestati di mafia Capitale) avrebbe realizzato residence e parcheggi, se anni di lotte del quartiere non ne avessero smascherato e impedito le mire distruttive. Stessa sorte per il CineTeatro Preneste sgomberato a giugno dopo che per 5 anni ha impedito di fatto di realizzare il progetto di area commerciale della famiglia Longobardi (quota PD)

Nell’area pedonale, pronta ai lauti incassi, rimangono a infastidire i ricchi clienti quelle presenze migranti che da più di vent’anni vivono integrate nel quartiere e impediscono a quell’intrattenimento chic senz’anima di realizzarsi senza poveracci attorno.

E’ in quest’ottica che è da leggere l’attacco ai venditori ambulanti di via Campobasso oggi sgomberati da un appartamento in cui pagavano regolarmente l’affitto.

Un’operazione in cui il magistrato Cipolla ha sostenuto che l’appartamento fosse in realtà un capannone industriale (?!) adibito alla produzione su larga scala di merce contraffatta, utilizzando a pretesto per il sequestro la presenza di due macchine da cucire.

Un’operazione di simile portata diviene ancora più surreale, e forse persino intimidatoria, nel momento in cui, dopo che da mesi viene denunciata la connivenza fra le istituzioni ed i meccanismi del narcotraffico, si decide di colpire esclusivamente la comunità senegalese, che più di tutte, da anni, partecipa da protagonista proprio alle mobilitazioni del quartiere per la qualità della vita e contro la messa al profitto del territorio.

Con l’aiuto degli avvocati del comitato di quartiere la scorsa primavera venne presentato un ricorso che però oggi è stato rigettato con il solito esagerato dispiegamento di finanza e polizia pronti a picchiare l’atto di ribellione durante lo sgombero di un ragazzo senegalese.

Alle 9 di questa mattina, mentre nello stesso quadrante due sfratti di famiglie morose venivano respinti, 15 ragazzi sono stati buttati in strada dal prefetto Gabrielli la cui priorità sembra essere quella di far scomparire sotto i manganelli tutti i poveri della città in vista del Giubileo.

A sfidare i divieti a manifestare in città imposti ultimamente dallo sceriffo inizieranno gli studenti che il 2 ottobre saranno in piazza contro la #BuonaScuola.Nel pomeriggio dello stesso giorno continueranno le periferie con una marcia che partirà dal Colosseo. Sabato 3 saranno invece gli abitanti del quadrante est a tornare in piazza contro il progetto LIDL.

#4S TUTTI E TUTTE A PIAZZALE TIBURTINO!

manifesto_4s_webIeri 2 settembre la Questura di Roma ha vietato pubblicamente il corteo previsto di venerdì 4 settembre promosso dagli attivisti di Degage e dai movimenti per il diritto all’abitare, concedendo soltanto un presidio statico a Piazza Santissimi Apostoli. Le motivazioni addotte sono gli eventuali disagi per i cittadini e le criticità nella gestione dell’ordine pubblico, così come previsto dalla direttiva del Prefetto condivisa in sede del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che vieta di manifestare nel centro di Roma dal lunedì al venerdì’. Motivazioni che riteniamo pretestuose, in un periodo dell’anno in cui le strade della capitale non sono ancora congestionate come in un qualunque venerdì autunnale. Un attacco diretto alla libertà d’espressione e una notevole svolta autoritaria che mira a contenere il dissenso sociale. I disagi dei romani non saranno certo provocati da un corteo nel tardo pomeriggio di un venerdì di inizio settembre, bensì dai disservizi cronici e dalla mala gestione della cosa pubblica da imputare ad un’amministrazione comunale fantasma e sorda ai problemi reali dei propri cittadini. In questo quadro di interessata assenza, la gestione dei problemi sociali viene delegata unicamente alla Prefettura e alle Forze dell’Ordine che sembrano interessati esclusivamente a reprimere e normalizzare chi, attraverso un lavoro di intervento quotidiano nelle scuole, nelle università, nei quartieri e sul luogo di lavoro prova a sottrarsi a questa logica scellerata.

Tale atteggiamento, infatti, tappa la bocca a tutti coloro che esprimono una parola contraria e a quelli che animano le lotte sociali a Roma e non esclusivamente a coloro che negli ultimi giorni hanno subito uno sgombero, hanno ricevuto diverse misure preventive e denunce.

In un paese con un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa, dove per ottenere una casa popolare se si è fortunati bisogna attendere anni senza che sia prevista un’alternativa e aumentano di mese in mese gli sfratti per morosità non colpevole, in cui le famiglie sono costrette a indebitarsi per garantire un’istruzione ai propri figli e in cui le periferie cittadine sono abbandonate a loro stesse, le istituzioni si curano esclusivamente di tutelare gli interessi di banche e palazzinari, di devolvere il patrimonio pubblico in annose grandi opere, di speculare sulla vita dei migranti. Tutto ciò non è che aggravato dalla copertura che i media nazionali hanno assicurato a fatti folkloristici come i funerali di Casamonica o le vacanze del Sindaco Marino, non lasciando alcuno spazio a ciò che realmente si muove nelle strade romane (oltre alle buche!). Mentre il Papa prende parola sulla povertà e denuncia gli attacchi agli “ultimi” della Terra, questo Giubileo si configura come un grande evento da gestire in modo emergenziale, proprio come se fosse una grande opera alla stregua dell’Expo di Milano. Il Prefetto Gabrielli, infatti, come dichiarato da Alfano svolgerà un ruolo analogo a quello del Prefetto di Milano per l’Expo.

Proprio per questo la manifestazione del 4 settembre individua come responsabile politico della gestione poliziesca delle questioni romane, la sede della Prefettura nel giorno in cui Marino dovrebbe incontrare per la prima volta Gabrielli in veste di “Super Prefetto”. Il corteo intende inchiodare il Prefetto alle proprie responsabilità, proprio perché l’emergenza abitativa è una delle priorità del suo programma di azione e ha dichiarato che avrebbe convocato un tavolo su sgomberi e sfratti; poiché inoltre lo studentato Degage era inserito nella delibera regionale sull’emergenza abitativa la cui finalità è far diventare alcune occupazioni case popolari. Per tutti questi motivi e soprattutto per preservare gli spazi di agilità politica e di espressione, noi tutti saremo a Piazzale Tiburtino domani alle 17 per animare una corteo di indignazione popolare, antifascista e antirazzista in cui tutti e tutte si sentano liberi di esprimersi a gran voce.

La posta in gioco è troppo alta per lasciare che ci zittiscano.

Esprimiamo inoltre tutta la nostra solidarietà a Francesca, Donato, Mattia, Damiano, Nicola e Luca, arrestati oggi per aver manifestato il 28 marzo a Torino contro Matteo Salvini.