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Spagna: corrispondenza su Radio Onda Rossa

1395498879_380795_1395511673_album_normalCorrispondenza dalla Spagna dai microfoni di Radio Onda Rossa sul 22M.

Pan, Trabajo y Techo para todos y todas!

Casa, reddito e dignità!

https://archive.org/download/140324corrispondenzaSpagna1/140324corrispondenzaSpagna1.mp3

http://www.ondarossa.org1395498879_380795_1395520612_album_normal

http://www.marchasdeladignidad.org

A seguire il resoconto della giornata da infoaut

La giornata di mobilitazione convocata per ieri pomeriggio in Spagna col nome di “Marcha de la Dignidad” ha riscosso una partecipazione altissima, portando in piazza a Madrid una composizione estremamente variegata ma unita contro le politiche di austerità imposte dal governo Rajoy.

Come di consueto sui numeri della manifestazione si leggono cifre molto divergenti (gli organizzatori e i siti di movimenti parlano di due milioni di persone, i media mainstream e la polizia di alcune centinaia di migliaia) ma in ogni caso basta il colpo d’occhio dato da alcune fotografie (qui e qui) della piazza a rendere l’idea della partecipazione oceanica che affollava ieri le strade della capitale spagnola.

La giornata si è aperta fin dalla mattina con l’ingresso a Madrid delle varie “colonne” che si erano messe in marcia da giorni da ogni angolo del paese per raggiungere la manifestazione. In occasione del corteo era stato predisposto un enorme apparato di polizia, con migliaia di agenti in antisommossa schierati per le strade della capitale. Le stesse forze dell’ordine hanno poi cercato di ostacolare la partecipazione alla giornata fermando e tenendo bloccati per ore alle porte di Madrid i tantissimi pullman pieni di manifestanti partiti da tutto il paese che cercavano di entrare in città.

L’immenso corteo è partito nel tardo pomeriggio da Atocha fino a raggiungere plaza de Colón, dove al termine della manifestazione è stato letto il manifesto con cui era stata convocata da tempo la giornata. Mentre la testa del corteo entrava nella piazza, moltissime persone si stavano ancora muovendo dalla partenza. Nei pressi di plaza de Colón, in calle Génova, centinaia di agenti, blindati e transenne formavano una vera e propria zona rossa per tenere lontana la manifestazione dalla sede del Partido Popular e dell’Audiencia Nacional. Terminati gli interventi delle tante realtà che hanno animato la piazza di ieri, migliaia di persone si sono preparate per creare un’acampada e trascorrere la notte in plaza de Colón.

Poco dopo è però partita la prima carica della polizia proprio di fronte a calle Génova, mentre altri agenti cominciavano a provocare e tentare di entrare nella piazza per impedire l’acampada. Ne è nata una lunga notte di scontri in cui migliaia di manifestanti hanno difeso la piazza dall’ingresso della polizia, erigendo barricate e costringendo in alcuni momenti la polizia a retrocedere. Le forze dell’ordine hanno sparato senza sosta gas lacrimogeni e pallottole di gomma, dando poi vita ad una vera e propria caccia all’uomo nelle vie adiacenti a plaza de Colón. Decine di persone (tra cui alcuni minorenni) sono state arrestate con l’accusa di resistenza, attacco all’autorità e atti vandalici, centinaia i feriti. Molti hanno denunciato arresti arbitrari e violenze gratuite da parte della polizia.

La rabbia dei manifestanti si è indirizzata verso la zona rossa con l’intento di raggiungere gli obiettivi politici della manifestazione (il Partido Popular guidato da Rajoy e la sede del governo di cui è espressione), oltre che contro alcune sedi di banche.

Dopo la nottata, questa mattina migliaia di persone sono tornate a radunarsi in assemblea, lanciando nuovi appuntamenti di mobilitazione per richiedere innanzitutto la liberazione immediata dei 24 arrestati: questa sera alle 7 a puerta del Sol e domattina alle 10 a plaza de Castilla.

Roma, #20M contro il piano-casa di Lupi: occupata l’anagrafe e presidio alla Prefettura

da infoaut

164908448-64e8d4f8-f875-42c7-b95b-e18caefda2fdSi è aperta fin da questa mattina a Roma la giornata di mobilitazione indetta per oggi in tutte le città contro il cosiddetto piano-casa firmato da Lupi e approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Una giornata che nella capitale si è caricata di ancora maggiore rabbia dopo l’infame operazione di sgomberi e perquisizioni andata in scena ieri mattina.

Quest’oggi, quindi, intorno alle 10 un migliaio di persone tra attivisti dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare e occupanti di case hanno fatto irruzione all’anagrafe di via Petroselli, occupando e bloccando gli uffici. La scelta del luogo non è ovviamente casuale: tra gli articoli presenti all’interno del decreto Lupi si dispone, tra le altre cose, la revoca della residenza per chiunque viva in stabili occupati e per i cosiddetti “inquilini senza titolo” che vivono in case popolari destinate a essere messe in vendita. Un attacco gravissimo che va a colpire proprio una delle rivendicazioni che ha portato in piazza i movimenti per il diritto all’abitare negli ultimi mesi.

164909250-6f1b3ffa-9b07-415e-8a49-40c44455f29aIl blocco dell’anagrafe è andato avanti per tutta la mattinata e le persone presenti hanno esposto cartelli che recitavano “No all’art. 5” e preteso un incontro con il Direttore.

Dopo aver occupato per tutta la mattinata gli uffici dell’anagrafe, le migliaia di persone si sono dirette in corteo verso la prefettura, dove era previsto in queste ore un presidio, come in molte altre città, per chiedere residenza e utenze per tutti e tutte, in contrasto con quanto invece prevede il piano-casa di Lupi. Dopo che la polizia ha tentato invano di sbarrare la strada al corteo che determinato si avvicinava alla prefettura, migliaia di occupanti hanno raggiunto piazza SS. Apostoli, dove piano piano continuano ad arrivare persone.

Jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile

vignetta-renziIn questi mesi e non solo, si è sentito parlare tanto di disoccupazione giovanile, precariato e impoverimento.
Il governo Renzi propone, a differenza dei precedenti governi tecnici, dei provvedimenti che andranno a intervenire, almeno in teoria, sulle componenti sociali colpite dalla crisi riducendo i problemi ad una semplice cattiva gestione delle risorse pubbliche e del mercato. E’ chiaro piuttosto che l’Europa ha individuato, in quella parte del pd italiano guidata da Renzi, qualcuno in grado di poter applicare le politiche dell’austerity in modo intelligente. Da un lato infatti, l’intento è quello di continuare a tagliare, impoverire, tassare e dall’altro far passare tutto questo come un intervento positivo. Attraverso la propaganda del nuovo governo si rischia di rendere compatibili quelle fette della società che si erano stufate della classe dirigente del paese e che avevano prodotto, in un modo o nell’altro, momenti di rottura nei confronti dello status quo. Tutto questo passa infatti dal jobs act, il piano casa e gli interventi sull’edilizia che non a caso sono stati discussi insieme e proposti per la conversione in legge. In generale questi provvedimenti tentano di dare un contentino che però non migliora di fatto le condizioni di ognuno di noi. I provvedimenti in questione sembrano essere riferiti ad un precariato che, nonostante la propaganda, non ha comunque la possibilità di usufruire dell’housing sociale proposto da Lupi, che non troverà giovamento dal jobs act. Parallelamente inoltre, viaggiano insieme alle privatizzazioni a livello locale che attaccano spaventosamente il reddito di ognuno. Infatti, privatizzare i trasporti, l’acqua e i rifiuti innalzerà il costo del servizio, oltre che peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti di queste aziende, e renderà ancora più impoverite le persone che già lo sono.

All’interno di questo quadro generale vorremmo approfondire un aspetto di questa triste storia in particolare su “jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile”. Vorremmo svelare l’ideologia che sta dietro questi provvedimenti e soprattutto dimostrare, attraverso il confronto con altri paesi, che il jobs act non migliora la precarietà ma l’aumenta, non migliora le condizioni di lavoro ma le abbrutisce, non rispetta le tutele ma le elimina. Vorremmo provare ad incidere su un aspetto molto importante che ci sottrae dignità quotidianamente nella narrazione tanto quando nelle condizioni materiali. Tutti noi siamo sottoposti ad un meccanismo di valorizzazione delle nostre vite in base al lavoro e la nostra dignità passa per la nostra capacità di essere produttivi. Parlare di precarietà ma anche di lavoro cosiddetto “garantito” che viene sistematicamente smantellato vuol dire forse ribaltare l’ordine del discorso. Ribaltare il meccanismo del merito che, attraverso la valutazione nelle scuole e università, agisce come dispositivo morale per disciplinare le nostre menti al lavoro e alla stessa divisione del lavoro. Ribaltare la valorizzazione delle donne in base all’occupabilità. Ribaltare la valorizzazione dei giovani in base alla loro capacità di entrare nel mercato del lavoro. Ribaltare l’integrazione dei migranti attraverso il permesso di soggiorno basato sul contratto di lavoro.

Riteniamo infatti che il jobs act sia l’ennesimo tentativo di ridare false speranze a qualcuno attraverso ancora una volta il lavoro, cioè attraverso lo sfruttamento. Vorremo ragionare di tutto questo insieme, senza la velleità di trovare risposte ma piuttosto attraverso un processo che ci porti a discutere insieme e ad immaginare percorsi di riappropriazione come quello della casa che appaga un bisogno immediato ma che allo stesso tempo è in grado di costruire comunità che troppo spesso è difficile ricreare. La riappropriazione infatti può essere veicolo nella misura in cui comunica direttamente la condizione di chi occupa e può essere il primo momento indispensabile per recuperare quelle risorse necessarie che liberano tempi e spazi in grado di costruire lotte sul lavoro e contro di esso.
Inviatiamo tutt* a partecipare alla discussione che si terrà in aula portico occupata, nella facoltà di sociologia il 19 Marzo alle ore 18. Ne discutiamo insieme a:

Marco Elia, Leonardo Mento, Alberto Violante, progetto Tangram