Sabato 21 corteo dei licenziati Almaviva

i lavoratori e le lavoratrici di Almaviva licenziati alla fine di Dicembre hanno deciso di sfilare in corteo per le strade di roma. Di seguito il comunicato del neonato Comitato 1666 ex Almaviva

Siamo i 1666 licenziati di Almaviva Contact di Roma.

Secondo il Governo e la stampa dei suoi amici padroni, saremmo noi i colpevoli del nostro stesso licenziamento e non un’azienda che l’ha sempre voluto, che da anni usa questa minaccia per intascare soldi e commesse pubbliche, che da anni vessa i propri dipendenti e li mette gli uni contro gli altri. Un’azienda che mentre chiude le sedi di Roma e Napoli dove i lavoratori sono più anziani e le costano di più perché hanno ancora dei diritti, non si fa scrupolo di delocalizzare in Romania e chiedere ore di straordinario nelle sedi di Milano e Rende.

L’accordo che Roma ha rifiutato, dopo che il Governo ha fatto la mossa criminale di dividerla da Napoli quando per mesi le vertenze avevano corso insieme, non interrompeva i licenziamenti. Li avrebbe congelati per tre mesi, il tempo necessario a farci accettare condizioni che avrebbero decurtato stipendi già miseri, reso ancora più insopportabile la nostra vita lavorativa vessandoci e umiliandoci. La verità è che l’azienda con la complicità del governo è riuscita ancora una volta ad andare a trattare sul costo del lavoro e sul controllo a distanza. Tutte proposte avanzate dall’associazione padronale di categoria (ASSTEL) per il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti delle telecomunicazioni e che i sindacati in quella sede hanno dichiarato intrattabili!
Questo il bluff per guadagnare tempo, che ha portato su Roma da un esubero di 918 persone alla chiusura del centro di casal boccone con 1666 licenziamenti. Il bluff consiste nel facilitare le aziende a cancellare la forza lavoro con più anzianità contrattuale, permettendogli di approfittare con la politica sul lavoro e con leggi inique di settore a vantaggio solo degli imprenditori .

Questa è ormai storia. Una storia purtroppo simile a tante altre nel nostro paese, in cui si moltiplicano i ricatti ai danni dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni sempre più umilianti pur di portare a casa uno stipendio. Questa volta però, nonostante le incertezze e i tentennamenti che nessuno può non provare di fronte a situazioni così tragiche, quando la scelta sembra essere quella tra la miseria e il nulla, il copione è stato diverso dal solito: un accordo che non salvava niente ma che campeggiava nei titoli dei giornali ancor prima di essere approvato è stato rifiutato, facendo imbestialire i cosiddetti salvatori della patria. All’improvviso siamo diventati “irresponsaibili”, “masochisti”, quasi terroristi. Perché così viene dipinto in questo paese chi non accetta di essere un servo pur di lavorare.

Ora la nostra lotta va avanti, per conquistare innanzitutto ammortizzatori sociali dignitosi. Ed è una lotta che porteremo avanti tutti uniti perché al di là delle divisioni passate noi ci sentiamo molto vicini, perché questa situazione la viviamo sulla nostra pelle, a differenza di quelli che hanno strumentalizzato le nostre incertezze e difficoltà, di quelli che ci si sono gettati come sciacalli.
Ma soprattutto continua la lotta per il rispetto della dignità di chi lavora. Per questo è il messaggio che abbiamo voluto mandare a tutti i lavoratori, disoccupati, studenti che vivono in questo paese: c’è un limite che non vogliamo più superare, perché bisogna fermare a tutti i costi questa corsa al ribasso che sta distruggendo i nostri diritti, che sta impoverendo tutti noi per arricchire le tasche di pochi.

Per questo ci appelliamo a tutti i lavoratori, a tutte le organizzazioni sociali e culturali di questa città per manifestare con noi SABATO 21 GENNAIO alle 15.00 a Piazza della Repubblica. Perché sentiamo che la nostra lotta è la lotta di tutti.

BASTA RICATTI, BASTA SFRUTTAMENTO!

Comitato 1666 ex Almaviva

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Tre giorni di cortei e picchetti spontanei: “Fondi per le scuole subito”

In questi giorni molte scuole  sono inagibili per le condizioni disastrose in cui si trovano gli edifici scolastici della città di Roma. Al rientro dalle vacanze di Natale migliaia di studenti si sono ritrovati con edifici  gelidi, pericolanti e situazioni insostenibili.

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Gli studenti e le studentesse di diverse scuole hanno dato vita a cortei spontanei e a picchettaggi di protesta chiedendo le risorse necessarie  che garantiscano i riscaldamenti, soprattutto durante le settimane più gelide, la sicurezza degli edifici pericolanti o con problemi strutturali importanti.  Questioni basilari che dovrebbero essere assicurate in ogni paese civile.

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Il Dito e la Luna. Tiburtina – San Basilio: tra ecomostri abbandonati e istigazione alla guerra tra poveri

Nelle ultime settimane si sono scritti fiumi di inchiostro su due episodi che ci riguardano molto da vicino: la “rivolta” contro l’assegnazione di una casa popolare a San Basilio e lo sgombero dell’ex Penicillina su via Tiburtina. Proviamo qui a dare il nostro punto di vista su questi due avvenimenti, senza la pretesa di esurirne le tematiche, provando a fornire degli spunti di riflessione.

Iniziamo dal primo, e anche mediaticamente più “rumoroso”, ovvero l’episodio di San Basilio. La triste dinamica dell’evento in sè è stata più che abusata da media di ogni genere, per cui ci sembra qui inutile ripercorrere i fatti. Ci interessa, invece, porre l’accento su alcuni aspetti della vicenda che sono, a nostro avviso, centrali e determinanti.

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