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Nessuno spazio ai fascisti: 26 febbraio @Magliana in piazza il Muro Popolare Antifascista

Dopo essersi ingrassati alla corte di Alemanno e Berlusconi quando questi governavano, e dopo aver messo in piedi il sistema di corruzione denominato Mafia Capitale, che ha poi prosperato anche con le giunte del PD, i fascisti cercano di rifarsi una “verginità” militante mettendo in scena una squallida pantomima delle lotte sociali di questa città. Nel quartiere di Magliana, teatro da sempre di aspre battaglie per il diritto alla casa, a pochi metri dalle sedi storiche del Centro Sociale Macchia Rossa e del Comitato di Lotta per la Casa di Magliana, assistiamo al tentativo di alcuni di questi personaggi (almeno uno dei quali era sul libro paga di Buzzi) di aprire un covo, con parole d’ordine scopiazzate (“diritto all’abitare”, “ogni sfratto una barricata”, …) infarcite della solita paccottiglia fascista che ripropone la divisione tra “Italiani” e “Stranieri”, svelando così il vero intento di costoro: indebolire le lotte sociali a tutto vantaggio dei padroni che ci vogliono sul lastrico.

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Vile provocazione fascista alla consulta provinciale degli studenti

logo-antifa.jpgRiportiamo il comunicato sui fatti di ieri relativi alla provocazione fascista subita dagli studenti dei collettivi autorganizzati all’istituto Galilei

Oggi, 18 novembre 2015, si è tenuta l’assemblea plenaria di presentazione degli studenti eletti per rappresentare le proprie scuole nella consulta provinciale, all’interno dell’istituto Galilei.
E’ stato permesso dalla questura a diversi gruppi fascisti tra cui Lotta Studentesca, Casapound e Areazione, di muoversi in corteo fino a viale Manzoni, sotto al palazzo in cui si sarebbe tenuta l’assemblea. In una città blindata in cui non ci permettono di scendere in piazza, tramite divieti e misure cautelari, vediamo come le forze dell’ordine consentano a gruppi fascisti di muoversi liberamente.
Questa mattina, quando gli eletti antifascisti si sono presentati, abbiamo assistito a una provocazione da parte degli studenti di estrema destra che hanno intonato cori inneggianti al duce, sventolando croci celtiche. Nel momento in cui gli studenti antifascisti erano in procinto di entrare al Galilei, hanno subito una vile aggressione di stampo fascista.
Notiamo infatti come questi gruppi operino esclusivamente in circostanze di risalto mediatico, di fronte alle telecamere e tutelati dalle forze dell’ordine.
Noi continueremo a rispondere a queste intimidazioni nelle scuole e nelle città, creando nei quartieri momenti di aggregazione, socialità, confronto e crescita politica. Non lasceremo passare nei nostri luoghi le loro forme di violenza e i loro messaggi d’odio xenofobo, omofobo e razzista.
La nostra è un’opposizione reale che non si concretizza con l’obiettivo di avere un impatto mediatico ma coinvolge la vita quotidiana di ognuno di noi.

I metodi vili e intimidatori attuati dalle realtà di estrema destra sono emersi anche in un gravissimo episodio verificatosi ieri sera a Napoli, nel quartiere Vomero.
Una studentessa diciassettenne stava tornando a casa quando, in via Caldieri, è stata fermata da un uomo di quarant’anni, militante di Casapound, che l’aveva già importunata precedentemente.
Con il pretesto di ottenere delle informazioni, la ragazza è stata poi afferrata e sbattuta violentemente contro il muro, le è stato puntato un coltello alla gola, per poi essere minacciata e molestata sessualmente.
Dietro l’uomo che ha aggredito la studentessa, ce ne erano altri tre che controllavano la strada, ma la ragazza è riuscita, gridando, a mettere fine all’aggressione.
Questo episodio di natura violenta e sessista, è un palese esempio delle metodologie infami utilizzate da questi gruppi, risoltesi questa volta nell’identificazione di una ragazza che per il suo aspetto esteriore e il modo di vestire, è stata riconosciuta come attivista dei collettivi studenteschi antifascisti.
Da parte di tutta la componente studentesca romana portiamo la nostra solidarietà alla ragazza, agli studenti e alle studentesse napoletane che ogni giorno portano avanti la nostra stessa lotta.
Non ci faremo spaventare da atti di violenza simili, dalle loro prese di potere contro soggetti più deboli, dalle minacce portati avanti al buio, senza il coraggio di confrontarsi a viso aperto con i loro pari.
Non accetteremo questi eventi a testa bassa, lasciando passare gravi aggressioni e intimidazioni, ma costruiremo un percorso forte per escludere dai nostri spazi chi si approfitta di chi è più debole, portando avanti politiche razziste e di emarginazione sociale, trovando capri espiatori spesso identificati con la classe più povera.
Nelle nostre città costruiamo quotidianamente percorsi di contrapposizione che portino ad una reale presa di coscienza politica.
Per contrastare i fenomeni fascisti che dilagano a causa della paura e dell’odio nei confronti del diverso, combattiamo ogni giorno chi strumentalizza e specula su tragedie per portare acqua al proprio mulino e continuare a fomentare l’odio.
Nelle scuole e nelle città, non c’è e non ci sarà mai spazio per i fascisti.
CI CHIAMAVANO BANDITI, CI CHIAMAVANO TEPPISTI
IERI PARTIGIANI, OGGI ANTIFASCISTI.

Studenti autorganizzati romani

L’antirazzismo di Battistini e le nostre lotte

battistiniIl presidio di occupanti e compagni del quartiere che ieri si è opposto alla piazza convocata da casapound è riuscito a costringere i fascisti del terzo millennio a tenere il loro comizio, durato circa un’ora e mezza, blindati dietro un imponente schieramento di polizia, invisibili al quartiere e impossibilitati a comunicare con questo, mentre noi abbiamo avuto modo di comunicare, discutere, confrontarci con tantissime persone.
È stato possibile produrre questo risultato anzitutto grazie al lavoro politico svolto in questi ultimi anni dalle occupazioni e dai compagni di zona che è stato capace di travalicare i confini dei temi e metodi classici del nostro agire politico, arrivando a interagire con un soggetto sociale sempre più ampio. La legittimità che ci siamo costruiti, non da ultimo con il corteo per il diritto alla cassa di Sabato 30, ci ha permesso di smascherare con facilità l’ipocrisia dei fascisti che volevano continuare la loro infinita campagna elettorale contro Rom e migranti speculando sulla tragica morte proprio di una migrante. Ancora una volta l’antirazzismo e l’antifascismo diventano comprensibili a chi vive nei quartieri popolari se declinati sul terreno delle lotte e nei termini del rifiuto della guerra tra poveri. Mentre ci opponevamo con tutta la determinazione necessaria ai fascisti del terzo millennio siamo quindi stati ben attenti a non porci in contrasto con quel soggetto sociale che vivendo le contraddizioni dei quartieri popolari ha ancora alcuni connoti razzisti, ma che dobbiamo avvicinare a noi e non allontanare.

Mentre la nostra legittimità vive delle nostre lotte e del nostro protagonismo, quella dei fascisti, ben più fragile, si regge solo sulle campagne di terrorismo mediatico. Ciò comporta che le nostre lotte sono di per se stesse in grado di isolare i fascisti all’interno dei quartieri.

Mentre scriviamo è in corso un’altra ondata d’arresti legata all’inchiesta su Mafia Capitale, a dimostrazione che il degrado in cui versano i quartieri popolari non dipende dai comportamenti antisociali degli esclusi ma dalla loro esclusione stessa. Tra gli arrestati risulta anche il consigliere regionale Gramazio, grande amico di casapound e coinvolto nelle gestione mafiosa dell’accoglienza, ma sarebbe meglio dire segregazione, dei rifugiati.
Il giorno dopo la tragedia che ci ha strappato Corazon, nella piazza che vari gruppi fascisti hanno provato a strumentalizzare, tra l’altro con scarsi risultati, è risuonato uno slogan a suo modo onesto: “diritto alla casa, diritto al lavoro, non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro”.
È questa la vera faccia di chi urla: “prima gli italiani”,

La guerra tra poveri diventa quindi la barricata che divide noi da loro, il solco che dobbiamo far attraversare al soggetto sociale a cui ci rivolgiamo. Da un lato ci sono istituzioni e fascisti che non hanno nessuna intenzione di ottenere nessun diritto, nessun miglioramento nella vita di chi vive i quartieri popolari, e si preoccupa solo di dividere alimentando il razzismo che altro non è che una guerra tra poveri. Dall’altro lato ci siamo noi, che ci poniamo ogni giorno l’obbiettivo di strappare una piccola conquista, un miglioramento nelle vite di tutti, e per fare ciò lavoriamo su una ricomposizione come quella possibile sul terreno della fondamentale battaglia contro l’art 5 del decreto Lupi.

Quello di cui abbiamo bisogno è un antirazzismo di classe, che nasce e cresce nelle lotte, poiché al di fuori di questo saremmo sempre degli alieni.

ROMA SI BARRICA