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Assemblea nazionale studentesca – 30-31 Ottobre @Roma

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Cercare l’Isis nelle scuole occupate

12274436_1661612784098487_7145202305970304460_nRiportiamo questo interessante articolo di @zeropregi che denuncia l’atteggiamento assurdo del prefetto di ROma e del commissario Tronca di decidere di ” Cercare l’Isis (anche) nelle scuole occupate” dichiarando guerra alle migliaia di studenti e studentesse dehgli istituti superiori di Roma che hanno giustamente occupato le scuole in protesta con la rifoma dell La Buona Scuola del Ministro Giannini.

La strage di Parigi ha già cambiato l’agibilità politica, in Francia e fuori dai suoi confini: da noi in Italia per esempio. Questo, fin da subito, poteva immaginarlo qualsiasi persona attenta.

A due settimane di distanza i risultati sono già davanti ai nostri occhi: a Firenze una scuola occupata il 20 novembre è stata sgomberata dalla polizia e sono stati denunciati 50 studenti.

A Roma l’occupazione del Virgilio, del 26 novembre scorso, vedeva dopo poche ore (alcuni) genitori e la preside schierati nel chiedere l’intervento della polizia.

La preside ha affermato che “nel quadro generale di allerta determinato dal terrorismo, appare del tutto irresponsabile la decisione di un gruppo di studenti di esporre una scuola come il Virgilio – situato a pochi passi da luoghi particolarmente sensibili e non a caso intensamente sorvegliati dalle Forze dell’Ordine – alla frequentazione di estranei”.

Il giorno prima, il 25 novembre, anche al liceo Mamiani gli studenti avevano provato ad occupare: tentativo fallito. La preside nei giorni precedenti aveva informato i genitori di avere ricevuto precise indicazioni dalla prefettura circa «l’assoluta inopportunità di permettere che si svolgano azioni di protesta “fuori controllo” in particolare in una scuola come il Mamiani, molto vicina alle aree della nostra città che in questo momento sono considerate “a rischio sicurezza” — di conseguenza non sarà permesso nessun genere di protesta o contestazione che non sia effettuata nell’ambito della legalità».

Si tratta, all’evidenza, degli stessi argomenti utilizzati dalla preside del liceo Virgilio, per chiedere l’intervento della polizia e lo sgombero della scuola.

Al Mamiani, poi, la preside si era accordata con la digos che aspettava fuori per intervenire in caso l’occupazione fosse riuscita; ci hanno pensato professori, studenti (evidentemente ben catechizzati prima dai genitori informati delle richieste prefettizie) e professori ad impedire l’occupazione.
A Firenze il questore della città ha dichiarato che «dopo l’esperienza dell’occupazione all’altro liceo di Porta Romana abbiamo deciso di non frapporre indugi per riportare la situazione alla normalità. Nei giorni scorsi la dirigente del liceo sgomberato, pur non avendo chiesto formalmente lo sgombero, aveva presentato denuncia alla questura segnalando l’occupazione in atto. L’occupazione è un reato, che ci dà una certa discrezionalità a seconda delle circostanze, del momento, delle condizioni di ordine pubblico, si decide come e quando intervenire».
Da quando una occupazione scolastica è un problema di ordine pubblico? Da quando il prefetto di Roma da indicazioni ai dirigenti scolastici di non permettere “proteste fuori controllo?” come se una occupazione scolastica fosse qualcosa “fuori controllo”.

Ma il nemico non era l’ISIS? Quando e come, invece, gli studenti sono diventati il nemico?

Quel che sta accadendo è abbastanza evidente: “l’emergenza terrorismo” ha prodotto un alibi per tutte le politiche repressive: viviamo in uno stato d’emergenza “reale” non dichiarato. Se in una città come Roma, unica capitale europea praticamente governata dal ministero dell’interno, aggiungiamo l’emergenza terrorismo al giubileo allora forse conviene alzare subito le mani e arrendersi.

Del resto i movimenti denunciano questo già da almeno qualche anno, soprattutto in quest’ultimo di anno, quando qualsiasi conflitto sociale, che fosse emergenza abitativa o altro, trovava come interlocutori non gli amministatori cittadini bensì la prefettura e i reparti della celere.

In Italia, a differenza della Francia, non è stato dichiarato lo stato d’emergenza. In Francia sono state vietate tutte le manifestazioni fino al 25 febbraio prossimo, tanto che la prevista manifestazione di domenica 29 contro il vertice di COP21 si è chiusa con le violente cariche della polizia francese e il fermo di oltre 200 manifestanti. Numeri impressionanti che denotano un clima impazzito, una arroganza del potere che usa a proprio consumo un momento delicato.

In Italia non c’è stato nessun attentato, non dovrebbe esserci la stessa tensione ma i segnali dicono l’esatto contrario. Il clima di terrore che viene creato ad arte è speculare alle politiche repressive. Si nutre di quelle paure per poter attuare tutta una serie di dispositivi di controllo o di repressione di ogni conlitto sociale.

“Sicurezza e libertà” è la parola d’ordine del partito democratico, dove dietro la parola “sicurezza” si nasconde solo l’abdicare la politica alle polizie. Lo slogan, peraltro, presenta un’assonanza allarmante con il grido osceno “Repressione è civiltà” urlato a squarciagola dal poliziotto protagonista del film “un cittadino al di sopra di ogni sospetto”: un’assonanza che testimonia una situazione di fatto.

Prefetti candidati sindaci, prefetti che fanno i sindaci, da Expo al Giubileo commissari straordinari con pieni poteri e pochi vincoli diventano amministatori e sceriffi, neanche fossimo nell’era dei podestà.

Del resto che la polizia avesse assunto una autonomia politica era già palese e il governo Renzi ha soltanto che confermato questa sensazione.
Il problema è che in un paese in cui l’impegno politico è delegato ai like o al culto del leader — che si chiami Berlusconi o Renzi cambia poco — chi si accorge di questa cappa repressiva sono solo quelli che politica la fanno sui territori, suoi luoghi di lavoro, ecc.

Per tutti gli altri queste sono solo le “conseguenze necessarie per salvare la nostra libertà”. Del resto proprio pochi giorni fa, come già a Milano per Expo, Tronca ha firmato un’ordinanza per limitare gli scioperi durante il Giubileo, iniziando proprio dal trasporto pubblico. Tutto questo mentre i lavoratori TPL, linee periferiche appaltate ai privati, stanno scioperando da giorni perché senza stipendio da mesi. Eppure, anche in piena sindrome da emergenza, uno sciopero periferico non sembra rappresentare lo stesso pericolo per i vari Tronca e Gabrielli, così come per i media locali si tratta di notizie marginali. La distanza tra periferia e centro, che sia un centro metropolitano o di classe, è sempre più profonda.

Vile provocazione fascista alla consulta provinciale degli studenti

logo-antifa.jpgRiportiamo il comunicato sui fatti di ieri relativi alla provocazione fascista subita dagli studenti dei collettivi autorganizzati all’istituto Galilei

Oggi, 18 novembre 2015, si è tenuta l’assemblea plenaria di presentazione degli studenti eletti per rappresentare le proprie scuole nella consulta provinciale, all’interno dell’istituto Galilei.
E’ stato permesso dalla questura a diversi gruppi fascisti tra cui Lotta Studentesca, Casapound e Areazione, di muoversi in corteo fino a viale Manzoni, sotto al palazzo in cui si sarebbe tenuta l’assemblea. In una città blindata in cui non ci permettono di scendere in piazza, tramite divieti e misure cautelari, vediamo come le forze dell’ordine consentano a gruppi fascisti di muoversi liberamente.
Questa mattina, quando gli eletti antifascisti si sono presentati, abbiamo assistito a una provocazione da parte degli studenti di estrema destra che hanno intonato cori inneggianti al duce, sventolando croci celtiche. Nel momento in cui gli studenti antifascisti erano in procinto di entrare al Galilei, hanno subito una vile aggressione di stampo fascista.
Notiamo infatti come questi gruppi operino esclusivamente in circostanze di risalto mediatico, di fronte alle telecamere e tutelati dalle forze dell’ordine.
Noi continueremo a rispondere a queste intimidazioni nelle scuole e nelle città, creando nei quartieri momenti di aggregazione, socialità, confronto e crescita politica. Non lasceremo passare nei nostri luoghi le loro forme di violenza e i loro messaggi d’odio xenofobo, omofobo e razzista.
La nostra è un’opposizione reale che non si concretizza con l’obiettivo di avere un impatto mediatico ma coinvolge la vita quotidiana di ognuno di noi.

I metodi vili e intimidatori attuati dalle realtà di estrema destra sono emersi anche in un gravissimo episodio verificatosi ieri sera a Napoli, nel quartiere Vomero.
Una studentessa diciassettenne stava tornando a casa quando, in via Caldieri, è stata fermata da un uomo di quarant’anni, militante di Casapound, che l’aveva già importunata precedentemente.
Con il pretesto di ottenere delle informazioni, la ragazza è stata poi afferrata e sbattuta violentemente contro il muro, le è stato puntato un coltello alla gola, per poi essere minacciata e molestata sessualmente.
Dietro l’uomo che ha aggredito la studentessa, ce ne erano altri tre che controllavano la strada, ma la ragazza è riuscita, gridando, a mettere fine all’aggressione.
Questo episodio di natura violenta e sessista, è un palese esempio delle metodologie infami utilizzate da questi gruppi, risoltesi questa volta nell’identificazione di una ragazza che per il suo aspetto esteriore e il modo di vestire, è stata riconosciuta come attivista dei collettivi studenteschi antifascisti.
Da parte di tutta la componente studentesca romana portiamo la nostra solidarietà alla ragazza, agli studenti e alle studentesse napoletane che ogni giorno portano avanti la nostra stessa lotta.
Non ci faremo spaventare da atti di violenza simili, dalle loro prese di potere contro soggetti più deboli, dalle minacce portati avanti al buio, senza il coraggio di confrontarsi a viso aperto con i loro pari.
Non accetteremo questi eventi a testa bassa, lasciando passare gravi aggressioni e intimidazioni, ma costruiremo un percorso forte per escludere dai nostri spazi chi si approfitta di chi è più debole, portando avanti politiche razziste e di emarginazione sociale, trovando capri espiatori spesso identificati con la classe più povera.
Nelle nostre città costruiamo quotidianamente percorsi di contrapposizione che portino ad una reale presa di coscienza politica.
Per contrastare i fenomeni fascisti che dilagano a causa della paura e dell’odio nei confronti del diverso, combattiamo ogni giorno chi strumentalizza e specula su tragedie per portare acqua al proprio mulino e continuare a fomentare l’odio.
Nelle scuole e nelle città, non c’è e non ci sarà mai spazio per i fascisti.
CI CHIAMAVANO BANDITI, CI CHIAMAVANO TEPPISTI
IERI PARTIGIANI, OGGI ANTIFASCISTI.

Studenti autorganizzati romani