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Mafia capitale: lo schifo bipartisan del mondo di sopra

88c0087bc67cc80220b82f440744beb7_LLa città di Roma è stata oggi teatro di una nuova operazione, la seconda ondata di “Mafia Capitale”, che ha visto 44 persone finite agli arresti (19 in carcere e 25 ai domiciliari) per le solite accuse: associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta. Anche questa volta, nomi illustri figurano nella lista delle persone coinvolte.

Primo su tutti Luca Gramazio, il quale ha basato la gran parte della sua carriera politica, oltre che sui lasciti elettorali paterni, sul merito di essere “amico di Casapound”. Ed infatti a questo personaggio viene imputato proprio il ruolo di essere stato il tramite fra la pubblica amministrazione e la criminalità mafiosa, ovvero il suo compito era quello di capire che tecniche amministrative utilizzare per riuscire a mangiare più soldi possibili. Ma da dove venivano sottratti questi soldi? Proprio dai fondi destinati alla gestione dell’emergenza migranti, dell’emergenza abitativa e di tutti quei problemi che affliggono i quartieri della città. Quegli stessi problemi che vengono agitati da questi fascisti per soffiare sul fuoco della guerra fra poveri, tentando di distogliere l’attenzione dalla vera questione, la dolosa gestione del comune di Roma, elevata a sistema proprio dal loro sodale più in vista, Gianni Alemanno.

Proprio ieri a via Battistini abbiamo visto come Casapound abbia convocato un presidio dichiaratamente razzista che contava ben 50 partecipanti, i quali prendendo disgustosamente a pretesto l’incidente stradale della settimana scorsa che ha portato alla morte di Cory, sbraitavano sotto lo guardo attonito dei passanti slogan xenofobi contro rom e immigrati. Presidio che si è potuto svolgere solamente perché un ingente schieramento delle forze dell’ordine ha caricato una manifestazione di centinaia di antirazzisti, che si erano ritrovati in quella piazza proprio per evitare che si continuasse a sciacallare su questo episodio tragico. La rivendicazione di questi individui era come al solito il loro leit motiv “prima gli italiani”: evidentemente con questo slogan intendevano legittimare la ruberia dei soldi pubblici che effettivamente negli ultimi anni sono finiti tutti nelle loro italianissime tasche.

Come al solito però, quando si parla di soldi, si consacra una comunione di intenti bipartisan. Perciò vediamo anche che Coratti, ex presidente del consiglio comunale, e Ozzimo, ex assessore alla casa del Comune, sono anche loro invischiati in questa vicenda accusati a vario titolo di aver indirizzato gli appalti pubblici a cooperative a loro amiche soprattutto in riferimento all’emergenza migranti e all’emergenza abitativa. Temi molto caldi nella città di Roma, la cui criminale gestione ha portato al fatto che in alcuni quartieri la situazione diventasse insostenibile. L’operazione di oggi, come quella del dicembre scorso, dimostra ancora una volta che il tanto sbandierato “degrado di Roma”, su cui alcuni personaggi basano la loro campagna politica, non si è dato da solo ma è frutto di una gestione  volutamente scellerata e clientelare della città. Una gestione che ha sempre avuto la necessità di perpetuarsi per sostenersi, alla faccia della discontinuità proclamata da ogni nuovo sindaco. Emerge anche una nuova figura di costruttore, quello degli stabili da destinare all’emergenza e Pulcini è solo uno di questi. Dunque la città si disegna ancora una volta sugli interessi della rendita e dei profitti possibili, da ricavare senza remore anche dalla sofferenza delle persone.

Le reazioni della politica non si sono fatte attendere con Marino che si vanta della recente nomina di Alfonso Sabella ad assessore alla legalità e commissario straordinario del municipio di Ostia. Una nomina vergognosa e paradossale in quanto il succitato signore in passato ha avuto ruoli dirigenziali nella gestione della polizia durante il g8 di Genova 2001 ed assistito inerme, se non proprio coordinato, le torture di Bolzaneto. Un personaggio atroce, dunque, chiamato a ristabilire la legalità nella città di Roma.

Questa vicenda ci regala un quadro disastroso di tutta l’amministrazione comunale: affari gestiti da settori criminali più o meno inseriti nelle fila di vecchie e nuove destre, una sinistra arruolata ormai nel partito dei solvibili e del denaro, torturatori che si fanno carico della legalità. Come al solito chi ci rimette in queste circostanze sono le periferie della città, vessate da anni e anni di corrotta amministrazione, che attualmente fra sfratti e sgomberi delle occupazioni delle case popolari, sono completamente abbandonate alla loro povertà. Noi sappiamo bene da che parte stare, sappiamo che questa risma di signori sono il nostro nemico, come lo sono anche tutti coloro che speculano sui disagi, e ormai da parecchio tempo abbiamo capito che solamente con la solidarietà delle lotte e con decisive pratiche di riappropriazione possiamo riconquistare pezzi di libertà, di reddito e di dignità che ci vogliono sottrarre. O peggio ancora farne oggetto di mercato, dentro una contrattazione destinata a lasciarci solo briciole di welfare o dentro un’offerta di cooptazione nella gestione dell’emergenza.

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La città di sotto torna al centro di Roma: togliamo di mezzo il mondo di sopra! #31G

3ig-300x225Una giornata di lotta sul piano transnazionale, quella del #31G che ha visto decine di piazze mobilitarsi in Italia e in Europa contro la gentrification e per il diritto all’abitare, contro un modello di sviluppo neoliberista basato sulle privatizzazioni, le grandi opere e i grandi eventi, contro le politiche di austerity.

A Roma un corteo di migliaia di persone si è mosso sotto la pioggia da Piramide, dietro lo striscione: “togliamo di mezzo il mondo di Il mondo di sotto, che il 30 sera ha fatto la sua apparizione all’auditorium durante le sfilate di alta moda, ha contrapposto all’idea di città di Marino e della sua giunta- che dopo l’inchiesta su #MafiaCapitale hanno perfino avuto la sfacciataggine di lanciare la candidatura alle Olimpiadi 2024 e di proporre una conferenza urbanistica a primavera- la città delle lotte e dei diritti negati contro l’AltaRoma, quella della vetrina e dello spreco di patrimonio e risorse pubbliche tutte destinate a lobby affaristiche che speculano sui bisogni e sulle emergenze.

Dopo un blitz davanti ad Acea dove è stato esposto lo striscione: “Proprietà privata, garantiamo solo distacchi” , contro l’ulteriore privatizzazione di Acea sostenuta da Marino e dalla sua giunta e contro la disattivazione degli allacci che l’azienda sta effettuando nei confronti di utenti in difficoltà nel pagare le bollette. Solo nelle prossime settimane sono previsti 65mila distacchi., anche usando l’articolo 5 del cosiddetto “piano casa” del governo Renzi.

porIl corteo, lanciato dai movimenti per il diritto all’abitare e partecipato anche da studenti e lavoratori, soprattutto del settore della logistica, da spazi sociali e reti territoriali antisfratto, da precari e disoccupati, si è mosso su via Ostiense passando sotto l’ex caserma occupata del Porto Fluviale, un pezzo di patrimonio pubblico strappato da 11 anni alla speculazione, per poi entrare dentro Testaccio, sanzionando Porta Futuro, l’agenzia per il lavoro finanziata dalla provincia di Roma: “Porta Futuro di precarietà e di sfruttamento: #nojobsact, #nopianocasa”.

Dal Lungotevere il corteo ha poi raggiunto l’anagrafe, a pochi giorni dallo sgombero del presidio dei movimenti rimasti a presidiarla per protestare contro l’art5 del Piano casa di Lupi che nega le residenze a chi occupa. Sgombero durante il qiuale sono stati fermati 3 migranti ora reclusi a Ponte galeria, per i quali il corteo ha chiesto l’immediata liberazione oltre che la chiusura di tutti i Cie.

bucheDavanti all’anagrafe sono stati bruciati centinaia di moduli per la richiesta di residenza, mentre contestualmente è stato sanzionato l’assessorato ai Lavori pubblici con lo slogan “Le buche di Roma ingoiano il patrimonio pubblico” contro la decisione di Marino di pagare con i palazzi pubblici le ditte che risaneranno le strade del centro.

Passando da un Campidoglio militarizzato, come il resto del corteo -davanti ad Acea, al museo Macro e dentro Porta Futura sono stati schierati decine di blindati e centinaia di agenti in tenuta antisommossa, a proposito di spreco delle risorse pubbliche-, al grido “Marino vattene” il mondo di sotto ha occupato piazza Venezia per un’assemblea che ha rilanciato le iniziative di lotta per domani, lunedì 2 febbraio, con 3 picchetti antisfratto a Pietralata, Alessandrino e Ostia, a dimostrazione della guerra che Lupi e il governo Renzi con il mancato rinnovo della proroga per le finite locazioni e l’indisponibilità a ragionare della necessità di un blocco generalizzato degli sfratti hanno deciso di lanciare contro il paese dei non solvibili, dei deboli e di quelle che un tempo erano considerate categorie protette.

3igL’assemblea ha rilanciato la solidarietà a chi lotta in difesa della Val di Susa, scandendo lo slogan: “Una sola grande opera: casa e reddito per tutt@” e confermando la partecipazione alla mobilitazione del 21 febbraio a Torino, a sostegno di chi lotta subendo condanne pesantissime.

Solidarietà piena è stata espressa anche a Emilio e ai compagni del Dordoni di Cremona, rilanciando un netto No alla calata di Salvini e dei suoi alleati di Casapound il 28 febbraio a Roma, con una città indisponibile a ricevere i fascio-leghisti che si è data appuntamento il 5 febbraio per un’assemblea alla Sapienza che deciderà le modalità di un largo contrasto cittadino alla presenza provocatoria e indesiderata a piazza del Popolo.

Possiamo concludere che la giornata di ieri è stata un’importante mobilitazione dislocata che ha condiviso linguaggi e pratiche. La prospettiva comune è decisamente legata alla capacità di opporsi ad un modello sociale ed urbanistico che si va disegnando con sempre maggiore forza, tra grandi opere, grandi eventi, precarietà e cemento.

potQuesto avviene con l’espulsione quotidiana di larghi settori sociali dalle città consolidate e dai processi decisionali, con il sostegno deciso della proprietà privata e la cancellazione del welfare, con il ricatto costante di amministrazioni indebitate che continuano a vendere patrimonio pubblico, con l’azzeramento dei diritti primari.

Le pratiche di riappropriazione e la resistenza contro opere devastanti come il Tav o il Tap, il rifiuto del lavoro gratuito sul modello Expo e la progressiva precarizzazione del lavoro, le lotte nel comparto strategico della logistica contro sfruttamento e schiavismo, l’affermazione della legittimità di forme di resistenza e sabotaggio di un modello di sviluppo criminale, securitario ed escludente diventano sempre più l’orizzonte possibile delle decine di esperienze territoriali che con caparbietà non accettano di essere derubricate come folclore sociale.

Dobbiamo ripartire da questa importante giornata e rivederci a Napoli tra fine di febbraio e inizio marzo, dopo l’importante mobilitazione del 21 insieme alla Valle di Susa che non molla.

Movimenti per il diritto all’abitare