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Giornata di occupazioni a Roma. Basta chiacchiere, tirate fuori le case!

CGFuQWSXIAA5_bwI movimenti per il diritto all’abitare di Roma tornano oggi a far sentire la propria voce con un’imponente giornata di mobilitazione.
In questo momento in corso numerose iniziative, azioni e riappropriazioni di stabili abbandonati:
– occupato il “palazzone a vetri in via Cristoforo Colombo” con decine di persone sul tetto
– occupata l’area antistante alla presidenza della Regione Lazio sempre in via Cristoforo Colombo con decine di tende ed arrampicandosi sulle impalcature montate
– segnalata la vergogna del degrado e della speculazione del cosiddetto “Bidet” in via Giustiniano Imperatore
– occupati gli uffici dell’ex IPAB Istituto Romano San Michele in piazzale Tosti sempre in VIII Municipio
Inoltre sotto la Regione Lazio è stato effettuato un volantinaggio e sono stati appesi degli striscioni per segnalare le responsabilità politiche dell’amministrazione regionale nella non attuazione della delibera sulla casa.

Ecco, di seguito, il volantino/comunicato che viene distribuito e che si porta all’attenzione della stampa:

BASTA CHIACCHIERE. I SOLDI CI SONO, ORA TIRATE FUORI LE CASE!

Che la gestione delle emergenze sia più remunerativa per chi vuole sfruttare il disagio sociale di chi non ha un alloggio o non se lo può permettere con i gli affitti e i mutui che ci sono in giro, ce lo ha fatto vedere bene l’inchiesta “mafia capitale”. Da tempo i movimenti per il diritto all’abitare stanno lottando contro il malaffare, la compravendita di alloggi e voti, gli sfratti, i pignoramenti e gli sgomberi. Soprattutto contro la rendita e i grandi costruttori che hanno realizzato migliaia di alloggi rimasti vuoti e invenduti, che hanno edificato mostri come il palazzo a vetri di via Cristoforo Colombo/angolo via di Tormarancia parzialmente occupato da Confcommercio e circondato da strutture in rovina mai utilizzate. Per non parlare del manufatto in completo degrado in via Giustiniano Imperatore, come delle spropositate cubature che si vuole far piovere sull’area della ex Fiera di Roma per realizzare commerciale ed alloggi privati.

Potremmo fare un lungo elenco di edifici in questo stato. Veri e propri relitti urbani abbandonati spesso al degrado e alla devastazione. Per non parlare dell’enorme invenduto, degli scheletri pubblici e privati che riempiono la città. Eppure si continua con la gestione dell’emergenza. Con i centri abitativi temporanei, con i residence (si chiudono vecchi rapporti e se ne aprono di nuovi), con i centri di accoglienza/lager. Senza nessun progetto strutturato si va avanti con sgomberi di occupazioni antiche di oltre dieci anni e di alloggi popolari, in nome di una legalità spicciola si calpestano diritti primari come quello ad un tetto, alla residenza, all’acqua e all’energia.

Da un anno e mezzo è stata approvata dalla giunta una delibera regionale sull’emergenza abitativa, strappata con le lotte dei movimenti, che ha disponibilità economiche per duecento milioni e che ha definito chiaramente i soggetti destinatari dell’intervento, nonché le strutture soprattutto pubbliche da utilizzare per realizzare oltre 1200 alloggi popolari di edilizia sovvenzionata. Recuperando edifici e senza consumare nuovo suolo.

Il paradosso è che questa delibera c’è ma non si muove! Come non si muove il progetto di recupero dell’ex IPAB San Michele a Tormarancia anch’esso finanziato e tutt’ora chiuso in un cassetto! Nel frattempo si vende all’asta patrimonio comunale di pregio e i palazzi della cultura di Eur Spa. Per finanziare il diritto alla casa? No di certo. I soldi ricavati dalla vendita di questi edifici andranno al completamento della Nuvola di Fuksas e per la gestione del Giubileo. E mentre i beni comuni se ne vanno così, c’è chi fa il mago incantatore parlando di nuove politiche urbanistiche, di processi partecipativi, di attenzione alle esigenze quotidiane dei cittadini con il progetto “Roma prossima”. Solo che ci devono spiegare cosa c’entra la quotidianità degli abitanti con la realizzazione di tre grattacieli di 200 metri, di centri commerciali e uffici intorno al nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Questa ennesima speculazione nasce mentre decine di migliaia di persone stanno chiedendo altro. Una casa per tutti per esempio!

Non c’è più un minuto da perdere. Le risorse vanno destinate ad una seria programmazione di interventi tesi a risolvere definitivamente l’emergenza abitativa e la delibera regionale deve essere il primo passo immediato. Chiediamo al Prefetto di Roma, al governatore della Regione Lazio e al sindaco di assumersi questa responsabilità. Da oggi la nostra mobilitazione sarà permanente e non farà un passo indietro. Roma ha bisogno di risposte concrete e di uscire dalle logiche emergenziali, costose e a rischio corruzione, come di farla finita con una politica urbana gestita dagli interessi dei signori del mattone. Caltagirone, Parnasi, Salini, Caporlingua, Scarpellini, Mezzaroma, tanti per citarne alcuni hanno già guadagnato abbastanza, requisiamo il loro invenduto e destiniamolo alla città che soffre per la mancanza di un alloggio.

  • Fermiamo gli sfratti, i pignoramenti e gli sgomberi
  • Cancelliamo il piano casa del governo Renzi
  • Applichiamo la delibera regionale sull’emergenza abitativa
  • Chiediamo un tavolo interistituzionale regione/comune/prefettura

Roma si Barrica

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Guardando l’incendio di Milano dal Bronx

Il Bronx è un quadrato di terra a Roma in fondo alla via Torrevecchia, due file parallele di palazzi grigi tagliate da una terza fila perpendicolare.

Il quartiere guarda Primavalle, della borgata è un figlio, un satellite, negli anni 70 fu costruito per accogliere i figli e i baraccati che nella vecchia borgata non trovavano più posto. Fu costruito anche per cercare di allentare la tensione sulla questione dell’abitazione dopo la rivolta di San Basilio.

Il Bronx è uno dei così detti P.E.E.P, come Tor Sapienza, Laurentino 38, Vigne Nuove omaggio tardivo dell’architettura nostrana all’unité d’habitation di le Corbusier.

E per il contrappasso che a volte punisce i potenti le architetture pensate come antidoto alla rivoluzione di ieri divengono alleati dell’insubordinazione di oggi. I cortili stretti, i passaggi pedonali sopraelevati, l’alta densità abitativa costituiscono un campo di battaglia più favorevole ai residenti che alle forze dell’ordine.

Questa mattina in decine hanno affollato i balconi e i tetti, le strade e i cortili per impedire uno sgombero.

Mentre la concitazione animava gli assembramenti spontanei tra cassonetti da spostare e da incendiare e sassi da raccogliere in tanti ci hanno chiesto di Milano, dei black bloc (o bloc busters come qualcuno li chiama) della determinazione di chi ha sfidato la polizia lontano da casa propria, nel ventre della bestia, al centro della città nel giorno di festa del capitalismo italiota.

Mentre ci riposavamo e aspettavamo notizie nei momenti di stallo abbiamo letto arguti analisti politici spiegare che Milano non è comprensibile alla gente.

Di quello che è successo questa mattina al Bronx, di quello che è successo a Milano venerdì non ci interessa farne un mito.

Non in tutto ci riconosciamo: al Bronx il razzismo è un discorso strisciante a Milano per alcuni tratti si è rischiato l’autolesionismo, in entrambi i casi un’ampia dose di individualismo ha rischiato di inficiare il tutto.

Ma in entrambi i casi pensiamo siano “fatti nostri”, situazioni che ci riguardano, che ci chiamano alla presenza. Lasciamo ad altri volentieri il compito di puntare l’indice, invocare le forche, prendere le distanze.

Che sia chi si appassiona a queste discussioni a decidere se il Bronx assomiglia più a Milano, a Baltimora o a Tor Sapienza.

Noi sappiamo da che parte stare…per le strade!

Roma, movimenti per il diritto all’abitare occupano sede della Regione Lazio

B9fEtaXIgAISURxProsegue dalla tarda mattinata di oggi l’occupazione da parte dei movimenti per il diritto all’abitare della sede della Regione Lazio, per chiedere l’applicazione immediata della Delibera sull’emergenza abitativa. Gli occupanti hanno strappato per le 17 un incontro con la segreteria politica e tecnica del presidente della Regione Zingaretti.

Di seguito il comunicato dei Movimenti per il diritto all’abitare:

Con deliberazione del 14/01/2014, la giunta presieduta da Zingaretti ha approvato il Piano straordinario per l’emergenza abitativa nel Lazio, con l’obiettivo di intervenire con prime soluzioni concrete per porre fine alla precarietà alloggiativa che solo a Roma riguarda oltre 50mila nuclei.

Una soluzione definitiva da trovare dentro la città costruita, attraverso l’utilizzo del patrimonio pubblico e del privato inutilizzato, e che va culturalmente in direzione contraria ai meccanismi di privatizzazione sostenuti con forza dal Piano casa di Lupi e Renzi, contrapponendo all’idea di città merce e vetrina quella di una città solidale, dove la valorizzazione avviene in termini sociali e non speculativi. Che non nasconde ipocritamente la condizione delle occupazioni per necessità riguardanti migliaia di famiglie e single nella capitale.

Il Piano straordinario, strappato con un ciclio di lotte che non si è ancora concluso, rischia però di rimanere lettera morta, se non peggio di essere utilizzato per perpetrare quei meccanismi di gestione dell’emergenza alla base del sistema “Mafia Capitale”.

Per questo motivo non ci siamo seduti al tavolo convocato dall’assessore alla Casa del Comune, dopo 15 giorni di occupazione dell’anagrafe contro l’art 5, e ancora una volta abbiamo scelto la strada del conflitto per rivendicare pubblicamente le nostre ragioni.

Dopo aver prodotto un Piano al quale in tanti in tutta Italia guardano con interesse per la capacità di intervento del pubblico e per la possibilità di affrontare in maniera socialmente ed economicamente sostenibile il tema dell’emergenza abitativa lanciando un sasso nello stagno dell’immobilismo, la Regione Lazio ha ritirato la mano scegliendo di consegnare un percorso virtuoso a una gestione poco chiara e trasparente.

Oggi vogliamo fare chiarezza e vogliamo ripristinare un meccanismo di gestione del Piano straordinario che passi per un impegno politico serio del governatore della regione Zingaretti e del suo assessore alle Infrastrutture, alle politiche abitative e all’ambiente Refrigeri.

La Regione Lazio non può scaricare le proprie responsabilità su un’amministrazione comunale che prosegue nella vendita del proprio patrimonio, come sta accadendo con la delibera che proprio oggi dovrebbe andare in Consiglio e che prevede la dismissione di stabili di proprietà comunale di pregio. Addirittura si propone di offrirli alle ditte disponibili a risanare il manto stradale e le buche romane. Ancora una volta, che sia buco di bilancio o buche sulle strade, si sceglie di disfarsi del patrimonio pubblico invece che destinarlo alle necessità sociali della città. Non sorprende che in prima fila insieme al sindaco Marino ci sia il chiacchierato assessore ai lavori pubblici Pucci, una volpe chiamata a gestire un pollaio.

Ora, nonostante tutti a parole affermino di voler cambiare pagina, nessuno sembra veramente volerlo fare, ne il Sindaco Marino ne tantomeno il Presidente della Regione Zingaretti.

Infatti la delibera regionale sull’emergenza abitativa, strumento che potrebbe iniziare a mettere in campo risposte vere, rimane nel cassetto con una discussione dispersa in mille tavoli ed in mille rivoli che ne impediscono l’attuazione.

Per questo come movimenti per il diritto all’abitare stiamo occupando la sede della Giunta Regionale in via Rosa Raimondi Garibaldi:

· Per rivendicare l’immediata attuazione della delibera regionale sull’emergenza attraverso un programma preciso che metta in campo in tempi rapidi gli alloggi pubblici e popolari di cui la città ha fame, rigenerando e recuperando il patrimonio pubblico senza continuare a distruggere il territorio;

· Contro le scellerate operazioni di vendita del patrimonio pubblico previste dal Campidoglio insieme a nuove privatizzazioni e pesanti tagli alla spesa sociale;

· Per ribaltare la Legge Lupi che prevede la vendita degli alloggi popolari, il sostegno ai privati con soldi pubblici, il tutto mentre si dichiara guerra, togliendo l’accesso all’energia elettrica, all’acqua, alla residenza e quindi al medico, alla scuola al rinnovo del permesso di soggiorno, a chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese ed occupa per difendere la propria dignità;

· Per ottenere il blocco generalizzato degli sfratti e conquistare un piano straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica che risponda ai bisogni di tanti precari e precarie in tutto il paese.

 

Una sola grande opera: casa, reddito, dignità per tutt@!

Movimenti per il diritto all’abitare