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Un Giubileo contro i poveri: #23s i movimenti si mobilitano contro sgomberi e sfratti

stop-225x300ROMA 2015 – 2016  UN GIUBILEO CONTRO I POVERI

I Movimenti per il Diritto all’Abitare si Mobilitano Contro Sgomberi e Sfratti

Lavoratori precettati, diritto a manifestare negato, sfratti. Non mancavano certo i segnali di una stretta autoritaria nell’amministrazione della capitale. Di certo però lo sgombero dello studentato Degage a via A. Musa ha rappresentato un segnale ancora più evidente e palese di come si intenda trattare i problemi sociali di questa città: altro che risposte e soluzioni, solo intimidazioni, polizia e sgomberi.

Così proprio il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco, annunciato con parole di attenzione nei confronti dei poveri, diventa l’occasione per mettere in atto un vero e proprio giro di vite: un tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto, di schiacciare chi non arriva alla fine del mese, soprattutto quando non accetta di rassegnarsi e subire ma continua a lottare per i propri diritti, per riscattare la propria condizione. Del resto le attenzioni del sindaco Marino sono tutte rivolte al decoro del centro di Roma, le risorse “conquistate” al governo vengono tutte investite nella città-vetrina, per imbellettare i percorsi che si prevede faranno i pellegrini – turisti del Giubileo-, mentre zero euro sono previsti per le periferie, nessuna riqualificazione, nessuna casa popolare, nessuna risposta in termini di reddito e di welfare. Nelle zone che interessano, dunque e solo in quelle, fioriscono cantieri lampo per tappare buche, appalti assegnati con le solite logiche “emergenziali” ma garantiti dai volti di Cantone, Sabella e Gabrielli. Un prefetto che ormai rappresenta una vero e proprio commissario politico, una figura dietro alla quale nascondersi ed alla quale affidare i dossier e le situazioni più delicate, il garante di una forzosa normalizzazione, di una “Roma Città Chiusa”, che fa finta che la storia di Mafia Capitale sia acqua passata per poi tornare alle solite logiche, per le quali le emergenze non si risolvono e dentro la gestione delle stesse molti campano e si arricchiscono, mentre buona parte dei romani sopravvive, nervosa, fra crescenti difficoltà.

In questo contesto, quindi, a nessuno importa il fatto che prosegua lo stillicidio quotidiano degli sfratti, e che questa emergenza entri con forza dentro l’anno giubilare. Anzi, si dichiara aperta dall’alto una “Guerra ai Poveri”, annunciando nuove e pesanti operazioni di sgombero, che potrebbero abbattersi persino su occupazioni da decenni inserite nelle liste di emergenza e per le quali sono previsti programmi di recupero per trasformare occupazioni “illegali” in alloggi regolari. Ci chiediamo a chi giova, mentre si contano i giorni che separano la città dall’apertura della Porta Santa, portare avanti simili iniziative. Gettare in strada senza alternative centinaia e forse migliaia di persone, uomini donne e bambini. Distruggere in un sol colpo gli sforzi di dialogo ed il lavoro condotto con l’approvazione della Delibera della Regione Lazio per predisporre un Piano Straordinario per l’Emergenza Abitativa che diverrà nei prossimi mesi finalmente operativo.

Questo cercheremo di capire nell’incontro che il Campidoglio ha fissato per Mercoledì prossimo e che vedrà partecipare, oltre ai movimenti, il capo di Gabinetto del Sindaco Rossella Matarazzo, il capo Segreteria del Sindaco Silvia Decina e l’assessore alla Casa Francesca Danese.

Abbiamo il sospetto che dietro a questa idea di legalità a senso unico, dietro questa follia ci siano i soliti interessi e i soliti poteri, che non vedono l’ora di mettere ancora e sempre di più le mani sulla città, trasformando anche il Giubileo che sta per iniziare nel solito becero business. Per questo manifesteremo sotto alle finestre del Campidoglio in occasione dell’incontro, attendendone l’esito. Per questo, in ogni angolo di questa città, ci prepariamo come sempre e più di sempre, a non fare un passo indietro.

Il nostro orgoglio e la nostra dignità, come le nostre vite, di certo non si cancellano.

#stopsgomberi #primaipoveri

Mercoledì 23 Settembre ore 10

MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO

Movimenti per il Diritto all’Abitare

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Il corteo del 4s: una sfida a Gabrielli

IMG_20150904_200208Potremmo partire commentando semplicemente la manifestazione che si è svolta Venerdì 4 Settembre lungo le strade di San Lorenzo ma ci sembra riduttivo. Pensiamo infatti che dovremmo dare uno sguardo complessivo sull’intera settimana appena trascorsa per dare un altrettanto sguardo complessivo e a lungo raggio sulla situazione politica in cui ci troviamo in questo momento a Roma.

Dopo lo sgombero dello studentato Degage di via Antonio Musa, si è svolta la partecipatissima assemblea pubblica al Tre serrande occupato de La Sapienza, dopo la quale abbiamo sfilato per le strade di San Lorenzo in un corteo non autorizzato; a seguito del quale la questura ha pensato bene di non autorizzare il corteo chiamato per venerdì 4 settembre adducendo come scusa l’applicazione del protocollo sulle manifestazioni imposto dal prefetto Gabrielli lo scorso giugno, che vieta di manifestare in centro dal lunedi’ al venerdi’. Nonostante il divieto e i sopravvenuti Avvisi Orali ai danni di 7 compagni dello studentato Degage si è deciso di sfidare la questura e di sfidare Gabrielli imponendo la nostra presenza a P.le tiburtino.

Il corteo di venerdì si è immediatamente trasformato in un primo appuntamento della città tutta che consapevole del grave attacco subito, si è ritrovata in più momenti a discutere di questo inizio anno. A tal proposito ci preme ringraziare tutte le realtà che in maniera trasversale si sono messe in gioco in prima persona. Quello che sta succedendo in questa città non è infatti tollerabile. Dopo gli scandali di Mafia Capitale il comune di Roma è stato pseudo commissariato. Il Ministro Alfano ha investito il Prefetto Gabrielli di superpoteri individuando in quest’ultimo la figura legalitaria e solida di cui la città avrebbe bisogno per ripartire dopo gli scandali. Ma le priorità di questo Prefetto sono rivolte altrove, verso i problemi sociali, nell’intento di reprimere e ghettizzare i soggetti che li vivono piuttosto che di risolverli. A tal proposito lo sgombero di Degage e di altri spazi sgomberati precedentemente ne sono una riprova.

All’attenzione di Gabrielli ci sono però anche i migranti, gli autisti dell’Atac, le maestre, tutti coloro che, colpiti dai tagli alla spesa pubblica, dall’emergenza abitativa, dal peggioramento continuo delle condizioni di vita potrebbero risultare un problema nel placido svolgimento dei lavori e degli investimenti previsti per il Giubileo. Ma perchè tanta premura? Perchè Nessuno di questi soggetti che vivono la città potrebbero capire come mai per ordine del Pd, partito corrotto e invischiato nell’inchiesta Mafia Capitale e per mano di Gabrielli, le risorse pubbliche dovrebbero ancora una volta essere sperperate per l’ennesimo grande evento come il Giubileo invece di essere redistribuite per sanare le infrastrutture essenziali e per risolvere problemi ben più urgenti che la salvezza delle anime.

Quella che si sta producando è un’enorme manovra preventiva volta ad eliminare ogni sorta di ostacolo verso appalti, corruzione e speculazione, ovvero verso quella macchina mangia soldi che nonostante le inchieste e gli scandali, deve ripartire.

L’abbiamo detto tante volte quanto le grandi opere e i grandi eventi siano utili ad aumentare la quota dei profitti e a rimettere in moto economie in default proprio come quella di Roma, una città che si basa sulla speculazione edilizia e sullo sfruttamento delle risorse pubbliche. Chi infatti detiene queste risorse ha disposto in passato e dispone anche ora, di periodi proficui di intenso sfruttamento di chi lavora in questo sistema e di intenso sfruttamento del territorio. Il Tav, l’Expo, il Giubileo, il Triv e chi più ne ha più ne metta, sono sistemi di sfruttamento e accumulazione. Distruggono le risorse e lasciano solo terra bruciata attorno una volta che sono terminati. Non servono a chi vive quei territori ma ad orde di turisti e pellegrini di passaggio. Sono eventi che durano giusto il tempo di trarne profitto più possibile nel più breve tempo possibile.

Sfidare il divieto di manifestare, il ridicolo assetto di forze dell’ordine dispiegato ieri, sfidare Gabrielli e la Questura vuol dire rifiutarsi da subito di accettare questi modelli di sviluppo cotti e mangiati che vorrebbero imporsi sui territori e nelle metropoli ai danni di chi le vive, contrapponendo non solo il nostro rifiuto netto ma anche le esperienze pratiche di altri modi di vivere. Le occupazioni, i picchetti antisfratto, lo sport popolare, gli spazi sociali sono o dovrebbero essere terreni tramite i quali sperimentare radicamento e comunità resistenti contro quest’ennesima farsa.

20150904_193909Pensiamo che il divieto e gli avvisi orali siano anche il modo per far rientrare le lotte sociali sul terreno del trattabile, del prevedibile e quindi del limitabile e noi non possiamo cadere in questo tranello. Le lotte rispondono ai bisogni e alla carica propulsiva di chi vuole il meglio per la propria collettività. Organizzarci a rispondere a tutto questo vuol dire capire la maniera di mettere in campo strumenti differenti per rispondere a fasi differenti.

I cortei nelle strade di Roma e del paese, qualsiasi essi siano, funzionano quando vivono del rifiuto del potere sopra di noi che vuole relegarci nel deserto, a cui noi vogliamo opporci. Vivono di sperimentazione, di esperienze comuni e condivisione di percorsi. Non vivono di teorie e ricette politiche nel chiuso di una stanza o dietro una tastiera. Questa è la certezza che ci restituisce la giornata di ieri ed è la strada che continueremo a percorrere. Costruire dibattito probabilmente vuol dire anche confrontarsi sulle pratiche perchè è da queste che si costruisce affinità, ed è da queste che traiamo tutti la nostra forza.

Lo sgombero di Degage vogliamo vederlo anche come una possibilità che ci permette di espanderci nella metropoli la dove è possibile, per riprodurre quella comunità nata tre anni fa e per farla rivivere attraverso nuovi stimoli e nuove sfide. Per questo abbiamo voluto ribadire che se ci levate dalle case ci troverete nelle strade. Ci troverete come un virus in circolazione nella metropoli. Rimane comunque in piedi la volontà di riprenderci quello che ci hanno tolto a partire dallo spazio aperto ieri a P.le Tiburtino dove essenziale è stata la componente giovanile e studentesca che, con rabbia e gioia, ha tutta l’intensione di riprendersi casa. Abbiamo tanto lavoro da fare e materiale su cui ragionare. Abbiamo tanta voglia di creare l’alternativa possibile tramite le rotture necessarie e dopo la giornata di ieri siamo certi di poterlo fare. Abbiamo voluto anche sfidare noi stessi e abbiamo fatto bene. Uniti si può fare, consapevoli che la mobilitazione di ieri è stato un primo momento di un autunno tutto da conquistare.

#4S TUTTI E TUTTE A PIAZZALE TIBURTINO!

manifesto_4s_webIeri 2 settembre la Questura di Roma ha vietato pubblicamente il corteo previsto di venerdì 4 settembre promosso dagli attivisti di Degage e dai movimenti per il diritto all’abitare, concedendo soltanto un presidio statico a Piazza Santissimi Apostoli. Le motivazioni addotte sono gli eventuali disagi per i cittadini e le criticità nella gestione dell’ordine pubblico, così come previsto dalla direttiva del Prefetto condivisa in sede del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che vieta di manifestare nel centro di Roma dal lunedì al venerdì’. Motivazioni che riteniamo pretestuose, in un periodo dell’anno in cui le strade della capitale non sono ancora congestionate come in un qualunque venerdì autunnale. Un attacco diretto alla libertà d’espressione e una notevole svolta autoritaria che mira a contenere il dissenso sociale. I disagi dei romani non saranno certo provocati da un corteo nel tardo pomeriggio di un venerdì di inizio settembre, bensì dai disservizi cronici e dalla mala gestione della cosa pubblica da imputare ad un’amministrazione comunale fantasma e sorda ai problemi reali dei propri cittadini. In questo quadro di interessata assenza, la gestione dei problemi sociali viene delegata unicamente alla Prefettura e alle Forze dell’Ordine che sembrano interessati esclusivamente a reprimere e normalizzare chi, attraverso un lavoro di intervento quotidiano nelle scuole, nelle università, nei quartieri e sul luogo di lavoro prova a sottrarsi a questa logica scellerata.

Tale atteggiamento, infatti, tappa la bocca a tutti coloro che esprimono una parola contraria e a quelli che animano le lotte sociali a Roma e non esclusivamente a coloro che negli ultimi giorni hanno subito uno sgombero, hanno ricevuto diverse misure preventive e denunce.

In un paese con un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa, dove per ottenere una casa popolare se si è fortunati bisogna attendere anni senza che sia prevista un’alternativa e aumentano di mese in mese gli sfratti per morosità non colpevole, in cui le famiglie sono costrette a indebitarsi per garantire un’istruzione ai propri figli e in cui le periferie cittadine sono abbandonate a loro stesse, le istituzioni si curano esclusivamente di tutelare gli interessi di banche e palazzinari, di devolvere il patrimonio pubblico in annose grandi opere, di speculare sulla vita dei migranti. Tutto ciò non è che aggravato dalla copertura che i media nazionali hanno assicurato a fatti folkloristici come i funerali di Casamonica o le vacanze del Sindaco Marino, non lasciando alcuno spazio a ciò che realmente si muove nelle strade romane (oltre alle buche!). Mentre il Papa prende parola sulla povertà e denuncia gli attacchi agli “ultimi” della Terra, questo Giubileo si configura come un grande evento da gestire in modo emergenziale, proprio come se fosse una grande opera alla stregua dell’Expo di Milano. Il Prefetto Gabrielli, infatti, come dichiarato da Alfano svolgerà un ruolo analogo a quello del Prefetto di Milano per l’Expo.

Proprio per questo la manifestazione del 4 settembre individua come responsabile politico della gestione poliziesca delle questioni romane, la sede della Prefettura nel giorno in cui Marino dovrebbe incontrare per la prima volta Gabrielli in veste di “Super Prefetto”. Il corteo intende inchiodare il Prefetto alle proprie responsabilità, proprio perché l’emergenza abitativa è una delle priorità del suo programma di azione e ha dichiarato che avrebbe convocato un tavolo su sgomberi e sfratti; poiché inoltre lo studentato Degage era inserito nella delibera regionale sull’emergenza abitativa la cui finalità è far diventare alcune occupazioni case popolari. Per tutti questi motivi e soprattutto per preservare gli spazi di agilità politica e di espressione, noi tutti saremo a Piazzale Tiburtino domani alle 17 per animare una corteo di indignazione popolare, antifascista e antirazzista in cui tutti e tutte si sentano liberi di esprimersi a gran voce.

La posta in gioco è troppo alta per lasciare che ci zittiscano.

Esprimiamo inoltre tutta la nostra solidarietà a Francesca, Donato, Mattia, Damiano, Nicola e Luca, arrestati oggi per aver manifestato il 28 marzo a Torino contro Matteo Salvini.