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Domenica 29 iniziativa pubblica su CASA E LAVORO: RIAPPROPRIAZIONE E LOTTA

tangram29-6_webOccupare case significa conquistare reddito, ecco perché pensiamo che le lotte che riguardano la questione lavorativa debbano entrare in connessione con quelle per il diritto alla casa. Gli studenti e i lavoratori, a fronte dell’impoverimento generale, si trovano tra due fuochi: da un lato la difficoltà di pagare affitti sempre più sproporzionati, dall’altro il ricatto di forme di impiego al limite dello sfruttamento che hanno trovato nella flessibilità una possibilità di legittimazione.
I movimenti di lotta per la casa, a Roma, non si sono spesi solo per conquistare un diritto fondamentale, ma hanno attaccato il cuore di chi attraverso la rendita immobiliare si arricchisce e specula. L’occupazione a scopo abitativo quindi non risponde soltanto alla ricerca di autodeterminazione e di autonomia, ma costituisce un attacco preciso a chi sfrutta il territorio determinando una frattura sempre meno sanabile tra centro e periferie, al fine di ottenere maggiori profitto e ricchezza. Il decreto Lupi (in particolare l’art.5) e il cosiddetto jobs act, passando per il Salva Roma, sono tutte espressioni di un’idea di rilancio dello sviluppo del paese che si traduce di fatto in ulteriore sfruttamento del suolo, dei territori urbani e, attraverso la flessibilità, anche della nostra forza lavoro.

Ne parliamo con:
Mauro Baioni – urbanista e redattore di Eddyburg.it
Alberto Violante – sociologo

Invitiamo a partecipare:
Coordinamento cittadino di lotta per la casa
Blocchi precari metropolitani
Sportello metropolitano di Centocelle, via dei Castani
Alexis Occupato
Assemblea di sostegno alle lotte della logistica
Assemblea lavoratori AMA
ATAC
CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario

A seguire:

ORE 20:00 GRIGLIATA SOCIALE
ORE 21:00 LETTERE DALLA STRADA – reading per voci e chitarre combat rock con: Cristiano Armati; Yari Selvetella; Angelo Sigaro Conti

Progetto TANGRAM

Jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile

vignetta-renziIn questi mesi e non solo, si è sentito parlare tanto di disoccupazione giovanile, precariato e impoverimento.
Il governo Renzi propone, a differenza dei precedenti governi tecnici, dei provvedimenti che andranno a intervenire, almeno in teoria, sulle componenti sociali colpite dalla crisi riducendo i problemi ad una semplice cattiva gestione delle risorse pubbliche e del mercato. E’ chiaro piuttosto che l’Europa ha individuato, in quella parte del pd italiano guidata da Renzi, qualcuno in grado di poter applicare le politiche dell’austerity in modo intelligente. Da un lato infatti, l’intento è quello di continuare a tagliare, impoverire, tassare e dall’altro far passare tutto questo come un intervento positivo. Attraverso la propaganda del nuovo governo si rischia di rendere compatibili quelle fette della società che si erano stufate della classe dirigente del paese e che avevano prodotto, in un modo o nell’altro, momenti di rottura nei confronti dello status quo. Tutto questo passa infatti dal jobs act, il piano casa e gli interventi sull’edilizia che non a caso sono stati discussi insieme e proposti per la conversione in legge. In generale questi provvedimenti tentano di dare un contentino che però non migliora di fatto le condizioni di ognuno di noi. I provvedimenti in questione sembrano essere riferiti ad un precariato che, nonostante la propaganda, non ha comunque la possibilità di usufruire dell’housing sociale proposto da Lupi, che non troverà giovamento dal jobs act. Parallelamente inoltre, viaggiano insieme alle privatizzazioni a livello locale che attaccano spaventosamente il reddito di ognuno. Infatti, privatizzare i trasporti, l’acqua e i rifiuti innalzerà il costo del servizio, oltre che peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti di queste aziende, e renderà ancora più impoverite le persone che già lo sono.

All’interno di questo quadro generale vorremmo approfondire un aspetto di questa triste storia in particolare su “jobs act, formazione continua e disoccupazione giovanile”. Vorremmo svelare l’ideologia che sta dietro questi provvedimenti e soprattutto dimostrare, attraverso il confronto con altri paesi, che il jobs act non migliora la precarietà ma l’aumenta, non migliora le condizioni di lavoro ma le abbrutisce, non rispetta le tutele ma le elimina. Vorremmo provare ad incidere su un aspetto molto importante che ci sottrae dignità quotidianamente nella narrazione tanto quando nelle condizioni materiali. Tutti noi siamo sottoposti ad un meccanismo di valorizzazione delle nostre vite in base al lavoro e la nostra dignità passa per la nostra capacità di essere produttivi. Parlare di precarietà ma anche di lavoro cosiddetto “garantito” che viene sistematicamente smantellato vuol dire forse ribaltare l’ordine del discorso. Ribaltare il meccanismo del merito che, attraverso la valutazione nelle scuole e università, agisce come dispositivo morale per disciplinare le nostre menti al lavoro e alla stessa divisione del lavoro. Ribaltare la valorizzazione delle donne in base all’occupabilità. Ribaltare la valorizzazione dei giovani in base alla loro capacità di entrare nel mercato del lavoro. Ribaltare l’integrazione dei migranti attraverso il permesso di soggiorno basato sul contratto di lavoro.

Riteniamo infatti che il jobs act sia l’ennesimo tentativo di ridare false speranze a qualcuno attraverso ancora una volta il lavoro, cioè attraverso lo sfruttamento. Vorremo ragionare di tutto questo insieme, senza la velleità di trovare risposte ma piuttosto attraverso un processo che ci porti a discutere insieme e ad immaginare percorsi di riappropriazione come quello della casa che appaga un bisogno immediato ma che allo stesso tempo è in grado di costruire comunità che troppo spesso è difficile ricreare. La riappropriazione infatti può essere veicolo nella misura in cui comunica direttamente la condizione di chi occupa e può essere il primo momento indispensabile per recuperare quelle risorse necessarie che liberano tempi e spazi in grado di costruire lotte sul lavoro e contro di esso.
Inviatiamo tutt* a partecipare alla discussione che si terrà in aula portico occupata, nella facoltà di sociologia il 19 Marzo alle ore 18. Ne discutiamo insieme a:

Marco Elia, Leonardo Mento, Alberto Violante, progetto Tangram