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Sgombero dello Studentato Point Break #stopsgomberi

A Roma questa mattina alle 7:30 la polizia in assetto antisommossa ha sgomberato lo studentato Point Break, occupato più di sette anni fa da un gruppo di giovani e studenti sulla scia del movimento universitario dell’Onda. In primis, esprimiamo tutta la nostra solidarietà al compagno fermato e a tutte le compagne e i compagni che da un giorno all’altro si sono trovati senza più una casa dove vivere, un modo per sottrarsi al ricatto dell’affitto, un luogo dove sviluppare legami e una socialità diversa in un quartiere nella morsa della commercializzazione più bieca.

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La palestra di Degage ancora nelle strade!

11990561_545386865615613_2075245599065559198_nContinua la campagna “Ci levate dalle case ci troverete nelle strade!!” Azione sotto alla regione lazio della Palestra Antifascista DEGAGE!! Allenamento di pugilato sulla cristoforo colombo tra megafonate e volantinaggi…
Ieri eravamo in una palestra, oggi siamo qui, domani chissà dove.. l’unica cosa certa è che non ci arrenderemo!! A seguire il volantino di questa mattina:

CI LEVATE DALLE CASE, CI TROVERETE NELLE STRADE

Quelli che vedete sono un gruppo di giovani atleti di una Palestra Popolare, la “Palestra Antifascista Degage”. Siamo qui in strada oggi perché martedì 25/08 alle 6.30 di mattina un ingente schieramento di forze dell’ordine, in particolare polizia e carabinieri, ha sgomberato lo studentato Degage. La nostra casa dove con fatica e passione avevamo costruito e animato una palestra popolare. Un progetto che si prefiggeva di offrire un’alternativa reale agli studenti e ai precari che non possono permettersi di pagare un affitto in una città cara come Roma (seconda soltanto a Milano) in cui una camera cost 500 Euro al mese. Dopo due anni di vita all’interno della palazzina di via Antonio Musa, originariamente di proprietà della Provincia e, in seguito, ipotecata alla BNP Paribas, ci è stato tolto tutto senza proporci alternative, così come succede alle tante persone che subiscono sfratti per morosità incolpevole.12011174_545386792282287_1606704456857294981_n

Oggi abbiamo deciso di farci vedere di nuovo nella strada per quello che siamo: un gruppo di ragazzi/e che attraverso lo sport prova a condurre un vita sana, grazie all’arte del pugilato impara a difendersi ed a sfogare le frustrazioni di una vita con poche possibilità. Abbiamo scelto la Regione Lazio come sede di questa nostra azione dimostrativa poiché consideriamo la giunta regionale una dei responsabili del nostro sgombero. Degage, infatti, era inserito nella Delibera Regionale del gennaio 2014 volta a garantire l’esistenza e la legittimità delle occupazioni come soluzione all’emergenza abitativa della città, con il fine di trasformare alcune occupazioni in autorecuperi e case popolari. Cionostante il Prefetto Gabrielli ha considerato la delibera carta straccia e la Regione Lazio di certo non si è prodigata per far valere le ragioni di chi non può permettersi un affitto ed è costretto ad occupare uno dei migliaia di stabili vuoti della Capitale.

La Regione, inotlre, è l’istituzione preposta alla tutela del diritto allo studio che, tra tagli e malaffare, risulta di anno in anno più carente. Lo studentato Degage è stato anche frutto dell’attivazione di idonei non vincitori di un alloggio in una residenza universitaria (quelli che hanno le carte in regola per ottenerlo, ma per i quali non vi sono fondi a disposizione). Quale soluzione se non occupare dal momento in cui la LAZIODISU riesce a soddisfare solo mille richieste su novantamila?

Noi giovani siamo stufi di tutto questo e abbiamo deciso di riprenderci le nostre vite, di autorganizzzarci e di costruirci un vita degna di questo nome, senza chiedere niente a nessuno.

Ieri eravamo in una palestra, oggi siamo qui, domani chissà dove… l’unica certezza è che non ci arrenderemo!

Palestra Antifascista / Progetto Degage

Il corteo del 4s: una sfida a Gabrielli

IMG_20150904_200208Potremmo partire commentando semplicemente la manifestazione che si è svolta Venerdì 4 Settembre lungo le strade di San Lorenzo ma ci sembra riduttivo. Pensiamo infatti che dovremmo dare uno sguardo complessivo sull’intera settimana appena trascorsa per dare un altrettanto sguardo complessivo e a lungo raggio sulla situazione politica in cui ci troviamo in questo momento a Roma.

Dopo lo sgombero dello studentato Degage di via Antonio Musa, si è svolta la partecipatissima assemblea pubblica al Tre serrande occupato de La Sapienza, dopo la quale abbiamo sfilato per le strade di San Lorenzo in un corteo non autorizzato; a seguito del quale la questura ha pensato bene di non autorizzare il corteo chiamato per venerdì 4 settembre adducendo come scusa l’applicazione del protocollo sulle manifestazioni imposto dal prefetto Gabrielli lo scorso giugno, che vieta di manifestare in centro dal lunedi’ al venerdi’. Nonostante il divieto e i sopravvenuti Avvisi Orali ai danni di 7 compagni dello studentato Degage si è deciso di sfidare la questura e di sfidare Gabrielli imponendo la nostra presenza a P.le tiburtino.

Il corteo di venerdì si è immediatamente trasformato in un primo appuntamento della città tutta che consapevole del grave attacco subito, si è ritrovata in più momenti a discutere di questo inizio anno. A tal proposito ci preme ringraziare tutte le realtà che in maniera trasversale si sono messe in gioco in prima persona. Quello che sta succedendo in questa città non è infatti tollerabile. Dopo gli scandali di Mafia Capitale il comune di Roma è stato pseudo commissariato. Il Ministro Alfano ha investito il Prefetto Gabrielli di superpoteri individuando in quest’ultimo la figura legalitaria e solida di cui la città avrebbe bisogno per ripartire dopo gli scandali. Ma le priorità di questo Prefetto sono rivolte altrove, verso i problemi sociali, nell’intento di reprimere e ghettizzare i soggetti che li vivono piuttosto che di risolverli. A tal proposito lo sgombero di Degage e di altri spazi sgomberati precedentemente ne sono una riprova.

All’attenzione di Gabrielli ci sono però anche i migranti, gli autisti dell’Atac, le maestre, tutti coloro che, colpiti dai tagli alla spesa pubblica, dall’emergenza abitativa, dal peggioramento continuo delle condizioni di vita potrebbero risultare un problema nel placido svolgimento dei lavori e degli investimenti previsti per il Giubileo. Ma perchè tanta premura? Perchè Nessuno di questi soggetti che vivono la città potrebbero capire come mai per ordine del Pd, partito corrotto e invischiato nell’inchiesta Mafia Capitale e per mano di Gabrielli, le risorse pubbliche dovrebbero ancora una volta essere sperperate per l’ennesimo grande evento come il Giubileo invece di essere redistribuite per sanare le infrastrutture essenziali e per risolvere problemi ben più urgenti che la salvezza delle anime.

Quella che si sta producando è un’enorme manovra preventiva volta ad eliminare ogni sorta di ostacolo verso appalti, corruzione e speculazione, ovvero verso quella macchina mangia soldi che nonostante le inchieste e gli scandali, deve ripartire.

L’abbiamo detto tante volte quanto le grandi opere e i grandi eventi siano utili ad aumentare la quota dei profitti e a rimettere in moto economie in default proprio come quella di Roma, una città che si basa sulla speculazione edilizia e sullo sfruttamento delle risorse pubbliche. Chi infatti detiene queste risorse ha disposto in passato e dispone anche ora, di periodi proficui di intenso sfruttamento di chi lavora in questo sistema e di intenso sfruttamento del territorio. Il Tav, l’Expo, il Giubileo, il Triv e chi più ne ha più ne metta, sono sistemi di sfruttamento e accumulazione. Distruggono le risorse e lasciano solo terra bruciata attorno una volta che sono terminati. Non servono a chi vive quei territori ma ad orde di turisti e pellegrini di passaggio. Sono eventi che durano giusto il tempo di trarne profitto più possibile nel più breve tempo possibile.

Sfidare il divieto di manifestare, il ridicolo assetto di forze dell’ordine dispiegato ieri, sfidare Gabrielli e la Questura vuol dire rifiutarsi da subito di accettare questi modelli di sviluppo cotti e mangiati che vorrebbero imporsi sui territori e nelle metropoli ai danni di chi le vive, contrapponendo non solo il nostro rifiuto netto ma anche le esperienze pratiche di altri modi di vivere. Le occupazioni, i picchetti antisfratto, lo sport popolare, gli spazi sociali sono o dovrebbero essere terreni tramite i quali sperimentare radicamento e comunità resistenti contro quest’ennesima farsa.

20150904_193909Pensiamo che il divieto e gli avvisi orali siano anche il modo per far rientrare le lotte sociali sul terreno del trattabile, del prevedibile e quindi del limitabile e noi non possiamo cadere in questo tranello. Le lotte rispondono ai bisogni e alla carica propulsiva di chi vuole il meglio per la propria collettività. Organizzarci a rispondere a tutto questo vuol dire capire la maniera di mettere in campo strumenti differenti per rispondere a fasi differenti.

I cortei nelle strade di Roma e del paese, qualsiasi essi siano, funzionano quando vivono del rifiuto del potere sopra di noi che vuole relegarci nel deserto, a cui noi vogliamo opporci. Vivono di sperimentazione, di esperienze comuni e condivisione di percorsi. Non vivono di teorie e ricette politiche nel chiuso di una stanza o dietro una tastiera. Questa è la certezza che ci restituisce la giornata di ieri ed è la strada che continueremo a percorrere. Costruire dibattito probabilmente vuol dire anche confrontarsi sulle pratiche perchè è da queste che si costruisce affinità, ed è da queste che traiamo tutti la nostra forza.

Lo sgombero di Degage vogliamo vederlo anche come una possibilità che ci permette di espanderci nella metropoli la dove è possibile, per riprodurre quella comunità nata tre anni fa e per farla rivivere attraverso nuovi stimoli e nuove sfide. Per questo abbiamo voluto ribadire che se ci levate dalle case ci troverete nelle strade. Ci troverete come un virus in circolazione nella metropoli. Rimane comunque in piedi la volontà di riprenderci quello che ci hanno tolto a partire dallo spazio aperto ieri a P.le Tiburtino dove essenziale è stata la componente giovanile e studentesca che, con rabbia e gioia, ha tutta l’intensione di riprendersi casa. Abbiamo tanto lavoro da fare e materiale su cui ragionare. Abbiamo tanta voglia di creare l’alternativa possibile tramite le rotture necessarie e dopo la giornata di ieri siamo certi di poterlo fare. Abbiamo voluto anche sfidare noi stessi e abbiamo fatto bene. Uniti si può fare, consapevoli che la mobilitazione di ieri è stato un primo momento di un autunno tutto da conquistare.